marco_58 ha scritto:
Efficace spiegazione per non adetti ai lavori

... e continuo pure !
La potenza attiva è quella che sposta il treno.
Basterebbe questa, in un mondo ideale.
Ma il nostro è un mondo reale.
Per utilizzare il concetto ideale occorre predisporre configurazioni reali, che portano con sè vincoli e limiti.
Uno di questi è la necessità di magnetizzare la macchina elettrica, affinchè essa possa funzionare.
E per magnetizzare il circuito magnetico si usa energia, chiamata reattiva, che non viene consumata, ma và e viene, in sincronia con la frequenza di alimentazione.
Il cosφ è un numero che dà l' idea della quantità di energia reattiva in gioco nel circuito. Più esattamente il cosφ è il rapporto (divisione) fra la potenza attiva e la potenza apparente. La potenza apparente è la somma vettoriale fra la potenza attiva e quella reattiva.
La condizione migliore è quando il cosφ si avvicina a 1, perchè significa che l' energia reattiva è molto piccola.
Il numero di spire, invece, entra in gioco appunto con la magnetizzazione del circuito magnetico.
L' obbiettivo è quello di "riempire" il circuito magnetico, ovvero di stabilire il massimo flusso che il circuito magnetico può sopportare senza inconvenienti.
Diminuendo il numero di spire, aumenterebbe la corrente necessaria a magnetizzare il circuito magnetico, quindi aumenterebbe la potenza reattiva in gioco.
Aumentando il numero di spire, diminuirebbe la corrente richiesta per la magnetizzazione, ma, ahimè, sarebbe necessario più spazio per alloggiare il rame necessario alle spire.
Quindi il numero di spire è un compromesso fra l' esigenza di contenere la corrente di magnetizzazione e le dimensioni disponibili nella macchina elettrica.
Ma sono tutte considerazioni un tanto al kilo, dato che fra motori in serie a collettore, motori trifasi a gabbia, motori a repulsione e svariati altri tipi, non si possono fare considerazioni che valgano universalmente.
Nelle locomotive è molto tempo che non si utilizzano più motori a corrente alternata (eccetto i trifasi).
Questa cosa delle spire mi ricorda amici che correvano con macchinine elettriche radiocomandate.
Per regolamento esistevano due/tre tipi di motore (ma a corrente continua), identificati per il numero di spire del rotore (statore a magneti permanenti).
Il motore con meno spire era un motore più potente. Ma a parità di dimensioni aveva un rendimento un po' più basso.
Ovviamente non c' era il cosφ.
Stefano Minghetti