Luca Vadagnini ha scritto:
Riapro questo post con un'altra domanda:
Avete detto che in un motore a cc capita di trovare l'indotto (rotore) isolato in una classe migliore del collettore (statore). Un esempio erano le E444 utilizzate nei servizi a 200 km/h senza variare il rapporto di trasmossione, con indotto riavvolto in classe H per sopportare meglio le alte velocità di rotazione.
Ma la differenza di classe di isolamento tra rotore e statore ha ugualmente senso in un motore trifase? O si preferisce tenere tutti i componenti alla stessa classe di isolamento?
Saluti,
Luca
A parte la confusione tra: rotore, collettore e statore, per il motore trifase bisogna fare dei distinguo. Un motore trifase può essere a rotore avvolto, quindi con collettore, oppure con rotore non avvolto ovvero a gabbia di scoiattolo.
Il collettore è sempre sul rotore, a prescindere dal tipo di motore (diversamente non serve).
I concetti di indotto ed induttore sono due cose diverse rispetto a rotore e statore (in un motore in ca sincrono sono invertiti: induttore sul rotore, indotto sullo statore).
Nel caso dei motori trifasi con rotore a gabbia di scoiattolo non esiste isolamento rotorico: non serve.
Ormai con l'impregnazione l'isolamento dei motori è uguale per statore e rotore (salvo casi specifici), un tempo era diverso, in particolare nei motori in cc. per via di: sollecitazioni meccaniche diverse, degli spazi disponibili, temperatura della parte, possibilità di ventilazione.
Di per se la classe d'isolamento non c'entra niente con la velocità di rotazione. Alla velocità si associa il sistema di contenimento e fissaggio degli avvolgimenti: un tempo erano fisigamente legati con bendaggi e corde (che fungevano anche da isolanti) e che sottoposti a sollecitazine meccanica (forza centrifuga) cedono, oggi si usano cave opportunamete sagomate ed inserti in materiale sintetico/plastico isolante, quindi si impregna il tutto. Lo statore era isolato principalmente con carta impregnata e legato con corde.
Il vero problema degli isolanti è che oltre una certa temperatura si incendiano autonomamente. Per cotone, carta e canapa, così come per gli impregnanti di un tempo, la temperatura oltre la quale si ha l'incendio degli isolanti è bassa.
Tornando un attimo al motore in cc., in particolare quello delle locomotive, la temperatura del rotore dipende dalla corrente che circola nei suoi avvolgimenti, così come quella dello statore. I motori delle locomotive ante elettronica, erano parecchio limitati nelle prestazioni più che altro dal fatto che la corrente circolante nei avvolgmenti di statore e rotore è la stessa: gli avvolgimenti sono in serie tra di loro, quindi si scaldano +/- con gli stessi criteri, salvo considerare la forma costruttiva, molto vantaggiosa per lo smaltimento del calore da parte dello statore.
Nei motori in cc pilotati con azionamenti elettronici, a parità di prestazioni, gli avvolgimenti sono separati e pilotati indipendentemente, pertanto nello statore circola una corrente di pochi Amper, rispetto alle centinaia del rotore. Al resto ci pensa il sistema di pilotaggio del motore.
Con l'avvento dell'elettronica di potenza la forma costruttive dei motori è cambiata, in particolare di quelli in cc, senza dimenticare che un motore per locomotive deve avere pesi e dimensioni il più contenuti possibile, quindi un tempo si preferiva utilizzate tipi d'isolamento diversi per rotore e statore. Giusto per, un motore in cc attuale, a parità di dimensioni, dal punto di vista elettrico e termico può rendere una potenza quasi doppia rispetto al passato, per gli aspetti meccanici il discorso è diverso.