E.431.003 ha scritto:
mark36100 ha scritto:
Bene osservando le tampografie sul duomo della n° (023) si legge matricolata N°57. ( non va bene )
E' altamente probabile possa trattarsi di errore, ma non erano infrequenti scambi targa costruttore durante le G.R.in officina. A memoria ricordo le E.646.027 e 040 che giravano con le targhe costruttore l'una dell'altra. Ma anche molte altre loco giravano con le targhe costruttore di altre sorelline (E.424,E.636,D.445,etc). L'unica testimonianza attendibile è la fotografia del particolare al vero.
Si tratta della perenne (e affascinante) diatriba filosofica tra vero e verosimile… Affronto questo tema ogni giorno per professione (sono uno scenografo e lavoro per il cinema e la televisione): da una parte c'è la dimensione del vero documentale, ovvero di ciò che è o che è stato, fuori da ogni ragionevole dubbio, Dall'altra parte invece c'è la dimensione del verosimile, ovvero di ciò che sarebbe potuto realisticamente esistere ma che è solo l'elucubrazione di una ricostruzione intellettuale e creativa coerente. Ovviamente il "verosimile" attinge a piene mani al "vero", ma a modo suo! Il connubio di questi due mondi può creare giochi e suggestioni uniche e coinvolgenti. ma questo lo dico solo perché sono di parte.
Tornando invece ai nostri trenini, è molto difficile che i nostri amati modelli comperati in negozio, posseggano tutte le caratteristiche descrittive di quello che furono nella loro dimensione reale. Volendo a tutti i costi il vero, bisogna sapersi rimboccare le maniche e procedere in maniera filologica, come sta facendo ammirevolmente Mark36100: ricerca paziente di documentazione (foto, testi, disegni, testimonianze) e, soprattutto, sapere poi come muovere le manine… (spero che tu possa presto mostrarci foto del lavoro che stai facendo). Si tratta di un lavoro appassionante e coinvolgente che genererà il pezzo unico che sarà davvero molto vicino a ciò che fu, al vero, il giorno x del mese y dell'anno z. Ogni dettaglio documentato, ai limiti del possibile, sarà al suo posto! Quanto descritto è indubbiamente l'aspetto principe che, a mio avviso, distingue un modellista, cioè uno che fa modellismo, da uno che colleziona modelli.
Ma attenzione a non confondere il vero con il realismo. Un oggetto può essere riprodotto in maniera realistica, ma non è detto che sia mai esistito al vero.
Dicendo questo si entra nella dimensione più complicata del verosimile: qui conta di più l'afflato con l'oggetto e la sua forza evocatrice. Se il modello, nella sua interezza, riesce a generare una suggestione e a restituire quel sapore particolare di cui si era alla ricerca, se colpisce le corde giuste, allora non ci sarà chiodatura o dettaglio mancante che tenga: se ne accetteranno con minor dramma i molti (o pochi) compromessi, per esempio immaginando che le targhe sbagliate siano state scambiate in officina (visto che realisticamente succedeva), che le chiodature sulla carbonaia mancanti, quel modello magari non ce le aveva in seguito a modifiche durante le revisioni (visto che realisticamente alcune versioni comunque, non ce le avevano), che i fanali grandi a petrolio fossero stati sostituiti tardivamente o mai (visto che realisticamente in alcuni casi sono stati mantenuti fino alla demolizione), e cosi via.
La fascinazione che il modello in questo caso crea, può svolgersi su due livelli differenti: verso il modello in quanto tale, nella sua qualità di oggetto fine a se stesso, oppure nelle vesti di simulacro del reale. In entrambi i casi, in definitiva, parafrasando Baudelaire, diventa importante e generatrice di suggestioni, non la storia di quel tale modello, ma la sua "mitologia", ovvero la ricostruzione plausibile e realistica di ciò che l'oggetto riprodotto rappresenta, anche se ciò potrebbe non essere necessariamente corrispondente ala sua verità "storica".
Un saluto.
Andrea