La mia anagrafica non mi aiuta, ma posso vantare comunque un ricordo ed una bella sorpresa molto recente e fortunatamente tangibile...
Il nome di Pocher nella mia memoria è legato ad un articolo apparso circa ventinque anni fa sulla concorrenza, dal titolo Modellismo e Poesia. Pezzi meravigliosi e solo un sogno inarrivabile per il bambino di ieri, ma pure per l'adulto di oggi, ora che il maestro non c'è più, ho sempre pensato...
Arriviamo ora alla quarta generazione di trenomani. Dopo mio zio, i miei cugini più grandi e il sottoscritto, arriva il mio bimbo che ha tre anni.
E' l'occasione (alle mogli diciamo tutti così...

) di ritirare fuori da scatoloni stipati nel sottotetto la mia collezione di trenini compostasi in maniera disomogenea, diciamo così, per sedimentazioni generazionali.
Considerando la maldestria legata alla tenera età del mio piccolo, naturalmente, tendo a passargli innanzitutto quei rotabili un po' più malandati (come dire: con quelli buoni ci gioca il papà!

) e tra questi un carro interfrigo che da piccolo avevo sempre snobbato, perché senza ganci, senza respingenti e intaccato da una coltre di polvere particolarmente coriacea.
Riprendendolo in mano dopo tanto tempo, però, l'occhio di adesso non ha potuto non notare la finezza di diversi particolari: <<Però, la LIMA di una volta...>> tra me e me. La nitidezza dello stampo e delle scritte, le scalette, le boccole, gli assali e poi che bella plastica pesante! Lo giro e lo rigiro da tutte le parti, particolari sottocassa riportati, ma... c'è una firma: Pocher, Torino!!!
Ho pensato per trent'anni che fosse un vecchio rottame della LIMA, venuto buono solo ora per darlo in pasto alla nuova aitante leva, mi ritrovo in mano un gioiellino!
A presto una foto
