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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Dell’impianto elettrico nei plastici
MessaggioInviato: giovedì 28 settembre 2017, 4:31 
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Iscritto il: sabato 28 febbraio 2009, 11:32
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Torniamo alla domanda iniziale, come collegare tanti fili ai solo due che escono dalla centrale?
La Lima negli anni 70 aveva a catalogo le "scatole di derivazione" , c'erano anche quelle di Fleischmann e Maerklin, forse ci sono ancora.

Nei miei impianti ho usato un altra soluzione, invece di portare tutte le utenze in un unico punto, ho realizzato una linea dorsale fatta con un cavo bipolare di quelli che si usano per gli impianti domestici a 220 V, di facilissima reperibilità.

La dorsale scorre su tutto l'impianto, e ad essa collego le singole utenze nel punto in cui passano più vicino.

Per collegarle tolgo rivestimento del cavo della dorsale per un paio di centimetri, senza tagliarlo, avvolgo sopra il cavetto che va all'utenza e lo saldo.

Ovviamente le saldature di ogni polo sono a distanza di sicurezza per non toccarsi, basta un cm.

Il tutto lo faccio non lavorando sotto al plastico, ma sul tavolo con comodità, basta fare prima un progettino e prevedere la lunghezza dei cavi e la posizione delle saldature.

Il risultato è di usare meno cavi e di avere un impianto più semplice e ordinato, se vai sul mio filetto del plastico Rivarossa vedi una foto di esempio.

Infine, tra le utenze singole e la dorsale uso cavi di sezione minore e interpongo un mammut, così da non dover impazzire se ad esempio devo sostituire un lampione.

Anche la dorsale termina con un morsetto così da poter essere prolungata senza dover saldare sotto il plastico.

Ovviamente su impianti complessi servono più dorsali, una per il dcc, una per l'alimentazione in alternata, una per la continua se prevista ad esempio per l'illuminazione.


Per il segnale di ritorno delle tratte di occupazione non so se si può fare, il mio piccolo e umile impianto non le prevede.


Spero si capisca e sia utile, buona giornata.




I


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 Oggetto del messaggio: Re: Dell’impianto elettrico nei plastici
MessaggioInviato: giovedì 28 settembre 2017, 9:38 
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Iscritto il: mercoledì 5 aprile 2006, 16:11
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Cita:
Il digitale è nato per il comando manuale, poi è stato forzato agli automatismi, ma li fa veramente male.


Ma sei sicuro? Il mio vecchio plastico ha funzionato per circa 6 anni con 10 treni, tutto in automatico, compreso elevatore e trasbordatore. Anche tutte le manovre erano fatte in automatico.
Non ho mai avuto nessuna noia, e neanche 1 minuto di ritardo :D .

L'unico inconveniente è stato nel metterlo a punto, ma una volta fatto tutto è andato alla grande. Direi che la mia esperienza è che gli automatismi li fa veramente bene.

Ho usato WinDigipet, con gli altri software non saprei.


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 Oggetto del messaggio: Re: Dell’impianto elettrico nei plastici
MessaggioInviato: giovedì 28 settembre 2017, 10:33 
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Iscritto il: mercoledì 18 dicembre 2013, 12:11
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marco_58 ha scritto:
Il digitale è nato per il comando manuale, poi è stato forzato agli automatisti, ma li fa veramente male.


Hai mai visto degli automatismi gestiti da Itrain 4.0?


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 Oggetto del messaggio: Re: Dell’impianto elettrico nei plastici
MessaggioInviato: giovedì 28 settembre 2017, 22:56 
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Iscritto il: mercoledì 20 settembre 2006, 20:44
Messaggi: 6375
Località: Sorbolo di Sorbolo Mezzani (PR)
umbriele ha scritto:
marco_58 ha scritto:
Il digitale è nato per il comando manuale, poi è stato forzato agli automatisti, ma li fa veramente male.


Hai mai visto degli automatismi gestiti da Itrain 4.0?


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No, e onestamente non mi interessa, per la semplice ragione che si tratta di UCCS: ufficio complicazione cose semplici.
Per chi di software non ci campa sembrano cose fantastiche, per chi ci deve tirare accidenti ogni giorno no!

Se nelle ferrovie reali (e pure sulle navi) usano quello che uso io nell'industria una ragione c'è.


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 Oggetto del messaggio: Re: Dell’impianto elettrico nei plastici
MessaggioInviato: venerdì 29 settembre 2017, 12:47 
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Iscritto il: mercoledì 18 dicembre 2013, 12:11
Messaggi: 2704
Ahahah


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