gian paolo cardelli ha scritto:
Ora, poiche' non sara' mai possibile costruirsi tutto, ma proprio tutto, da soli, penso che un consequenziale approccio "collettivo" ovvero "sociale" all'hobby (leggere chiaramente: PIU' OPERATORI SULLO STESSO PLASTICO, ognuno dei quali si porta UNA PARTE dei convogli necessari all'esercizio richiesto dal plastico stesso) sara' quantomeno preso in considerazione da tanti piu' presto di quanto si possa pensare...
Per poter agire in molti sullo stesso plastico occorre che questo sia progettato in un certo modo. Un plastico compatto (il classico rettangolo 100x240 e crescendo... con ovale chiuso e automatizzato) non è il più indicato.
Gli americani progettano il plastico in funzione al traffico e di conseguenza al tipo di sessione operativa (e a quanta gente serve impegnare). Se ne ricavano i tracciati tipici che vediamo su Model Railroad e altre pubblicazioni Kalmbach, cioè mensole strette e lunghe, con uno sfondo a correre che è assiale nelle penisole.
I tracciati più razionali infatti sembrano essere a serpentina e a spirale.
Il fatto di concepire poi i plastici a multipiano sovrapposti espande notevolmente lo spazio a disposizione (provare per credere!) ma apre nuovi sviluppi di ricerca in merito al superamento del dislivello (elevatori, elicoidali, spirale a crescere...) e ai compromessi scenici. Mai come oggi il fermodellismo statunitense è interessato alle tecniche scenografiche del teatro e del cinema per affidare realismo a questi plastici: diventa un problema di profondità ridotta, di luci, di sfondi, di altezza degli edifici.
Altri problemi sono legati a tematiche sempre attuali come pap/chiuso oppure traffico/passerella. In merito a quest'ultimo, l'approccio multipiano permette di amplificare il traffico oppure di dilatarlo in maniera realistica inserendo tratti "passerella" di solo paesaggio. Tony Koester, nel suo ultimo libro su questi plastici, definisce la situazione "il problema dei plastici in montagna" in quanto dove la natura è più impervia ma scenograficamente interessante da riprodurre, non ci sono industrie e quindi motivi di traffico. Tuttavia avere dei tracciati stretti e lunghi a serpentina consente di ravvicinare verosimilmente in quanto mai si avrà con uno sguardo il panorama di tutto il plastico.
Insomma...mi fermo o scrivo io un trattato sul tema... dico solo un ultima cosa: un plastico "di gruppo" non vuol dire per forza modulare. Con rispetto per FREMO che è notevole nel suo impegno, ci sono anche strade alternative per la socialità del fermodellismo.
Il cammino dai plastici "spettacolino" a quelli in cui si partecipa attivamente prende varie strade.
Ah si...a riguardo del tema di discussione: questi plastici a volte costano molto meno degli altri, in quanto se aumentano un po le spese di falegnameria diminuiscono quelle elettriche e impiantistiche generali.