claudio.mussinatto ha scritto:
Beh, la sequenza di materiale "giusto" per fare i modelli ultimamente era stata impressionante, a cominciare dai 636 con il muso largo,le toipo x tedeschizzate, per finire con il 343 , ultima perla.
Ma quando Roco aveva il monopolio , perchè non ha mai sviluppato nelle sue versioni la 636 e il 626? Fatevi la domanda e allora, l'importatore era anche quello che forniva il materiale informativo...sù, svegliamoci...
La moda delle casse sostitutive non c'era all'epoca della E.636 e abbiamo aspettato il 2000 per avere una macchina con musi giusti.
Visto che molti amano definirsi plasticisti, quelli che i modelli li usano e guai dentro alle scatole o peggio nelle vetrine (chissà quanti km gli fate fare

)non vedo come si ostinino ad acquistare modelli acme per i plastici e a pagarli oltre 200 euro, possiamo e dobbiamo criticare roco e chi la difende quando fa le ca..te, come chi la difese (rivista concorrente a proposito dei musi) ma una macchina meccanicamente perfetta (astucci degli ingranaggi in metallo, trazione bassa e massa di 640 grammi), quale la E.636, e con un circuito elettrico "ordinato" l'abbiamo avuto nel 1989, mentre i modelli acme ancora hanno i "fili" volanti per circuito stampato, le articolate se le alzi in un certo modo si sfilano gli alberini, e alcune poi perdono gli aggiuntivi, che dire poi dei vetri messi a pressione dall'esterno?
La E.626 (1980) aveva già il circuito stampato e i contatti per i pantografi con lamella di rame, le Lima/Rivarossi del 1993 ancora i fili con la vite al pantografo
