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 Oggetto del messaggio: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: martedì 6 settembre 2016, 15:04 
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Iscritto il: lunedì 16 marzo 2009, 18:25
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A parte il fatto che di pantografi per il trifase si sempre parlato poco, per i pantografi del CC ci sono dubbi mai chiariti circa il tipo, la data di utilizzo, le diverse macchine sui quali viene montato .......
Mi spiego, se andate a vedere il sito di Paolini potrete vedere come macchine (es. le 636) fotografate per esempio in anno 1987 portino pantografi diversi ma .... anacronistici la 636 355 porta un panto 42 mentre la 636 166 monta un 52 pur essendo piu' ..... anziana. Ovviamente potete scovare altri casi simili. Se ne deduce che modellisticamente parlando tutto fa brodo, alla faccia dei puristi e che una macchina seppur datata, uscita da revisione potrebbe montare anche un "faiveley" ......................sbaglio?


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: martedì 6 settembre 2016, 15:23 
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Iscritto il: venerdì 25 novembre 2011, 19:13
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Ciao amagio.
Si secondo me sbagli: leggendo i vari libri e le varie pubblicazioni (ad esempio quelle sulle loco elettriche della duegi, tutt'ora in uscita), si capisce chiaramente quando sono stati adottati i pantografi e su che macchine. Si vedono le differenze tra i (credo) 5 tipi di pantografi trifase, e si deduce tutta la storia dei pantografi per continua , dal 22 in poi.
È vero che ci sono stati rimescolamenti e variazioni, come hai fatto notare, ma queste, appunto sono eccezioni. Se per esempio su un 428 metti un 42 sbagli, se lo metti su un 626 potrebbe andare bene, su un 636 va bene.

Ciao
Antonio


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: martedì 6 settembre 2016, 15:55 
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Iscritto il: martedì 15 agosto 2006, 12:09
Messaggi: 3186
Tecnicamente non so quanto siano intercambiabili i pantografi monobraccio con i tradizionali pantografi FS...
Non capisco però quale sarebbe il problema del "purismo": forse ne abbiamo 2 concezioni diverse.
Normalmente un modellista dovrebbe scegliersi una determinata epoca e una determinata ambientazione: fatto questo tutto il resto è solo una logica conseguenza.
Se nel periodo prescelto (non dico di arrivare come fece un utente tanti anni fa a scegliere un giorno preciso ma neanche dire, per eaempio, dal 1970 al 1999) una determinata locomotiva ha avuto un tipo di pantografo o un altro cambia poco la sostanza. È plausibile e questo divrebbe bastare.
Volendo (e sarebbe auspicabile) si può essere un po' più selettivi: se nel periodo prescelto su 100 locomotive solo 1 montava un pantografo diverso magari sarebbe il caso di puntare ad avere la versione più comune piuttosto che correre dietro all'esemplare unico.
Lo stesso si può dire di tante altre caratteristiche tipiche di una locomotiva.
Ti porto l'esempio delle ultime e636 consegnate: boccole particolari che ne "limitano" l'uso sia a livello temporale sia a livello di linee su cui erano inpiegate. Ecco, prima di correre a comprarla, io valuterei se è compatibile con quanto ho scelto all'inizio.
Che poi in pochi facciano questo ragionamento è tutto un altro discorso che va a toccare il concetto stesso di fermodellismo e collezionismo.


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: martedì 6 settembre 2016, 17:32 
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Iscritto il: lunedì 16 marzo 2009, 18:25
Messaggi: 1031
In linea di massima concordo con tutte e due le osservazioni. La prima che non sono "aggiornato" sulle ultime pubblicazioni, la seconda che modellisticamente parlando ci si deve riferire ad una data epoca e poi ad essa attenersi; tutto cio' che é eccezione tale resta. Personalmente pur non essendo ex ferroviere ma solo "amatore" resto attaccato ad una vecchia scuola e i miei riferimenti sono quelli che allego. Tutto cio' che viene prodotto in questo campo dovrebbe essere accuratamente vagliato per rispondere ad una realtà sia vecchia che recente. Detto cio' penso che le "eccezioni" riguardino macchine che avendo passato revisioni abbiano adattato "pezzi" magari cannibalizzati ma pur sempre "in epoca" comunque adattabili alla esistente linea e alla velocità della macchina stessa. Modellisticamente accetto la sostituzione dei panto del 626 roco con quelli di un 326 cosi' come una E333 possa montare i panto di un E472 . Certe uscite "recenti" pero' (tipo i 424 che montano i 52) mi paiono fuori tema. (parere personale eh!)
In
Allegato:
evoluzioneuno.jpg

Allegato:
evoluzionedue.jpg


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: martedì 6 settembre 2016, 18:35 
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Iscritto il: mercoledì 29 marzo 2006, 13:06
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Località: Genova
Ciao.
La situazione è piuttosto vasta per poter essere chiarita in due righe.
Per quanto riguarda i trolley trifase a stanghe, il primo tipo, quello montato ad esempio sulla E.430 delle immagini pubblicate, era definito "tipo Westinghouse", poiché era fabbricato appunto da Westinghouse.
Il secondo tipo, quello che conosciamo tutti, ad archetti, fu progettato e costruito dal TIBB e poi divenne il tipo standard per tutte le macchine trifase, ad eccezione della E.432, delle Lebc e delle macchine a frequenza industriale.
Per queste ultime venne progettato un trolley a pantografo dedicato al sistema ed il prototipo venne installato sulla E.333 ( quella della foto ) per condurre le necessarie prove meccaniche, dopodiché è stato rimontato il classico a stanghe.
Per quanto riguarda i pantografi in cc, si parte dal tipo 12, installato sulle primissime E.626, per arrivare ai moderni pantografi per alta velocità ( di cui però non conosco i numeri identificativi ).
Bisogna dire che ogni gruppo, in sede di progetto e di fabbricazione ha ricevuto il suo pantografo peculiare, ad esempio E.326, E.428, E.626 sono nate e morte con il tipo 32, ad eccezione di qualche E.626 che in fase di revisione ha ricevuto il tipo 42. Le E.626 della LFI avevano addirittura i 52.
Le E.646 sono natecon il 42LR standard presto sostituito dal 52.
Tutti i pantografi dei tipi 12, 32, 42, 42LR, 52, 52/90 hanno la medesima posizione degli attacchi sugli isolatori, per cui sono intercambiabili tra loro.
Ecco perché su moltissime macchine furono installati pantografi differenti da quelli di installazione standard.
I pantografi monobraccio delle E.632, E.633, Treni GAI ecc, NON sono intercambiabili con i pantografi standard.
Parecchie E.424, in sede di trasformazione per navetta, hanno ricevuto i pantografi 52 come standard.
Ciao.
Guido


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: martedì 6 settembre 2016, 19:29 
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Iscritto il: mercoledì 29 marzo 2006, 13:06
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Località: Genova
Prima ho scritto di getto, mangiando mi è sorto il dubbio che i pantografi montati sulla E.333 fossero i prototipi per quelli delle E.432, e non per le macchine a frequenza industriale.
In ogni caso, erano pantografi sperimentali, smontati dopo il periodo di prove.
Ciao.
Guido


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: mercoledì 7 settembre 2016, 6:05 
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Iscritto il: mercoledì 1 febbraio 2006, 12:40
Messaggi: 2838
Località: Bracciano (Roma)
Io sapevo che erano quelli delle e432, montati x sperimentarne il comportamento dinamico. Esistono alcune foto che ritraggono la e333 con i pantografi doppi durante il periodo di prova.
Comunque anche le macchine trifase hanno avuto dei minimi interventi di miglioramento nel corso della loro vita (basta osservare gli archetti di captazione e si vedono alcune modifiche applicate nel corso degli anni).
È un argomento molto vasto, che Guido ha ben tratteggiato !!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: mercoledì 7 settembre 2016, 10:21 
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Iscritto il: giovedì 19 gennaio 2006, 9:50
Messaggi: 614
Località: Vicenza
Per una storia dei pantografi vi consiglio di leggere questa pagina: http://www.rotaie.it/New%20Pages/I_Pantografi_FS.html redatta dal Maestro Girogio Donzello.


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: mercoledì 7 settembre 2016, 13:27 
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Iscritto il: domenica 15 luglio 2007, 9:46
Messaggi: 6785
Località: Regione FVG
Guido Brenna ha scritto:
Prima ho scritto di getto, mangiando mi è sorto il dubbio che i pantografi montati sulla E.333 fossero i prototipi per quelli delle E.432, e non per le macchine a frequenza industriale.
In ogni caso, erano pantografi sperimentali, smontati dopo il periodo di prove.
Ciao.
Guido

Infatti, quelli per le macchine a frequenza industriale furono provati sulla E.431.010. Un retaggio della prova furono due sfogatoi che, abbassati per non interferire con l'incastellatura, non furono mai ripristinati normali.


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: mercoledì 7 settembre 2016, 19:39 
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Giusto per chiacchierare un po' su un argomento normalmente con poco share...
Qui una foto del primo pantografo a rullo. Foto tratta da pubblicazione sulle locomotive elettriche della duegi editrice.
Immagine
Graditissimi commenti, correzioni, precisazioni, approfondimenti.

Antonio


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: mercoledì 7 settembre 2016, 19:45 
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Secondo tipo, sui primi 550.
Foto sempre da pubblicazione duegieditrice.
(personalmente queste pubblicazioni a rate di libri importanti mi piacciono veramente un casino)
Immagine


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: mercoledì 7 settembre 2016, 20:01 
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Ciao.
Foto della E.360 del Sempione: in effetti si tratta di un trolley a rulli, su ciascuna stanga infatti i rulli sono uno per fase, isolati tra loro nella parte centrale, quella che nella foto si nota più scura.
Il trolley montato sulla E.550 della foto successiva, ne è l'evoluzione. Secondo quanto pubblicato sul libro "La Trazione Elettrica Trifase" del compianto Ing. Salomone, tale trolley fu denominato "Tipo Valtellina", fabbricato nel TIBB di Vado Ligure.
Ultimo stadio evolutivo del trolley a stanghe che tutti conosciamo, è il tipo a doppio archetto, con striscianti senza rulli, denominato "Tipo Brown Boveri".

Ciao.

Guido


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: giovedì 8 settembre 2016, 10:02 
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Ciao a tutti.
Un'altra rettifica.
Dopo la rilettura della prima parte del libro "Locomotive da Battaglia" di Mascherpa, su cui sono pubblicati i disegni dei pantografi tipo 12, 22 e 32, ho notato che l'interasse dei fori per il montaggio di questi tipi di pantografo sugli isolatori è diverso da quello dei pantografi tipi 42, 42LR, 52.
Pertanto, le E.626 e le altre macchine che hanno ricevuto pantografi diversi dal tipo 32, hanno anche subito la modifica della posizione degli attacchi per gli isolatori sull'imperiale.
In ogni modo, per chiarirsi le idee in modo certo, esiste sui numeri 226 e 228 di Tutto Treno un articolo a firma dell'autorevole Voltan intitolato "Dall'imperiale alla catenaria".
Ciao a tutti.

Guido


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: giovedì 8 settembre 2016, 10:34 
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Grazie Guido degli interventi.
Tornando al pantografo trifase, hai sottolineato che quello montato sul 550 è una evoluzione del primo tipo: direi che tale evoluzione scaturisce dalla necessità di aumentare la forza di contatto sulla linea aerea, tenendo il più possibile orizzontali le stanghe. Si è quindi abbozzato l'archetto, per il momento realizzato ancora con il rullo. Alle stanghe è stato anche applicato il parallelogramma, a leve, per mantenere l'archetto verticale, massimizzando appunto la spinta sulla linea di contatto. La conduzione della corrente avviene attraverso le stanghe.

Ciao
Antonio


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 Oggetto del messaggio: Re: IL PANTOGRAFO, questo sconosciuto
MessaggioInviato: giovedì 8 settembre 2016, 12:41 
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Ciao Antonio.
Non conosco le ragioni che hanno generato i diversi stadi evolutivi dei trolley a stanghe. Sono certo però che una ragione è stata il migliorare la captazione della corrente sotto una linea aerea problematica sia dal punto di vista geometrico sia da quello dinamico ( tesatura, limitata entità della poligonazione, ecc... ).

Ciao.

Guido


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