Partivo "avvantaggiato" perchè mio padre era macchinista. Ricordo le divise "carta de zucchero", l'odore di treno, la borsa con gli orari di servizio, gli schemi di stazione che poi mi dava e che io mi divertivo a cambiare. Ho il ricordo del vapore, con le 740 e le 835 di manovra, e un vago ricordo di mio padre su una 740 sulla linea bassa a Trieste verso Scalo Legnami. Ricordo il rumore dei scappamenti sulla linea alta che vedevo dalla casa di mia nonna.Le vaporiere JZ ex A.U: a Opicina e a Monrupino. Con i trenini, tanto Lima, con due scatole (una regalatami dal DLF! Per la befana!!) e accessori vari, ma mai una vaporiera. Rivarossi potevo solo guardarla nelle vetrine (eravamo in 5 in famiglia,mia madre casalinga). Ma con Lima mi divertii assai.
Finisce il vapore,anche di manovra, avevo circa 12 anni e vidi per l'ultima volta (era il 1979) la 740 - 296 in piena sulla linea per Servola. Fu l'ultima volta, dopo di che dei treni non me ne fregò più nulla. Per rispetto del papà, ogni volta che prendevo un treno controllavo la macchina (quelle le conoscevo, ma la cosa finiva lì, anche se persi del tempo con mio padre a guardare gli schemi elettrici con i primi circuiti logici (penso delle 632-633, o 656, non ricordo ).
Gli unici veri ricordi ferroviari che ho di quel periodo è il locale per Carnia, preso ripetutamente per motivi amorosi, con 626 in testa + bagagliaio + carro F e tre 100 porte con panche in legno...e, nel '91 mio padre che va in pensione. Ho ancora il ricordo un pò triste del suo ultimo viaggio (vittima del primo taglio di 50 mila), ma per fortuna c'era ancora un minimo di rispetto per il personale di macchina in uscita, e arrivò a TS Centrale con una 656 in testa. Anni dopo scoprii che era la 023.
Il tutto fino al 1994. Allora capitarono tre cose:
- ero, per fortuna momentaneamente, disoccupato, per cui avevo tempo;
- aizzato da un mio amico, visitammo un plastico in esposizione vicino al Comune. Rimasi affascinato e colpito, anche se non volevo assolutamente ammetterlo con me stesso, ma ormai il danno era fatto, almeno a metà.
- l'altra metà del danno è dovuta ad un libro "La Ferrovia della Val Rosandra", la cui lettura mi travolse con ricordi struggenti quando, da bimbo, stressavo mio padre su quella linea abbandonata vicino a casa nostra che, secondo me, dopo aver sentito i ricordi di famiglia, avrebbero dovuto riattivare...
quella fu la vera fine. Da allora non ho più smesso....conservo le agende, i biglietti e i libri di mio padre come reliquie, ho un centinaio di macchine, e per una sindrome compulsiva e post-traumatica ricevuta durante l'infanzia, sono affascinato pericolosamente dalle vaporiere RR in scala 1/80.
Ma, ferroviariamente parlando, sono curiosissimo e felice
Un saluto