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Ciao Guido, la va fin troppo bene... se solo il lavoro mi lasciasse una mollichina di tempo libero in più... intanto almeno la stecca s'accorcia, addavenì pensione!
Hai fatto bene a ricordarcelo, gran parte delle locomotive RR a carrelli (per tacer delle carrozze) avevano la cassa poggiante in modo isostatico sui carrelli; questi ultimi però erano rigidi: il vantaggio era quindi ridotto ma il tutto era comunque apprezzabile.
Quanto alla mia citazione inglese, bisogna tener presente che l'autore si riferiva ad un modello in movimento: se consideriamo che su un plastico il binario rettilineo è un'eccezione, che in curva è facile che una rotaia non sia a livello con l'altra (l'albionico parlava di parecchi ".thou" - ovvero millesimi di pollice)... ecco che l'appoggio sarà per la maggior parte del tempo su due soli punti... La cosa mi parve sensata (magari la proporzione non sarà fifty-fifty), un po' meno la cura che aveva in mente: siccome i carri inglesi sono/erano corti, l'autore dichiarava di voler provare ad aumentare il peso/zavorra gravante su uno solo dei due assi, per ridurre l' "effetto zangola". Quest'ultima idea mi parve balzana (ma è per questo che ho ricordato il resto), non ho più avuto modo di ricapitare su quel sito.
Per quanto riguarda la captazione elettrica, che siano due o tre i punti d'appoggio cambia poco, a mio parere: un polo sarà pur sempre captato su un solo punto: scintille assicurate!
Lampeggianti saluti, Andrea Chiapponi
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