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 Oggetto del messaggio: Re: A che serve un modellino isostatico?
MessaggioInviato: lunedì 14 novembre 2016, 21:51 
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Iscritto il: lunedì 5 giugno 2006, 19:20
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Ottima sintesi Guido!

Aggiungo il mio soldino, anzi il mio penny (l'ho letto su un sito inglese...):

Un modello a 2 assi rigidi:

Appoggerà su 4 punti: rarissimamente;
Appoggerà su 3 punti: raramente;
Appoggerà su 2 punti (in diagonale): la maggior parte del tempo, oscillando ora su una diagonale, ora sull'altra!

Pendolanti saluti, Andrea Chiapponi

PS: giusto per memoria storica, negli anni '60-'70 anche Maerklin e Fleischmann facevano carrozze dotate di carrelli isostatici.


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 Oggetto del messaggio: Re: A che serve un modellino isostatico?
MessaggioInviato: martedì 15 novembre 2016, 9:40 
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Ciao Andrea,
come va?

Sono assolutamente d'accordo sul primo punto, un po' meno sul secondo e terzo, nel senso che il modello appoggerà per la maggior parte del tempo su tre punti, che non saranno sempre gli stessi, in funzione delle condizioni di posa del binario. Sono d'accordo che due punti di appoggio saranno in diagonale e che tale diagonale costituisca una sorta di asse di rotazione e la rotazione del modello attorno a questo asse porti a trovare il terzo punto di appoggio, ora su un lato ed ora sull'altro. Praticamente la stessa cosa che succede alle sedie o ai tavoli quando il piano di appoggio non è perfettamente piano oppure quando una delle gambe è leggermente più lunga.

Per la cronaca, RIVAROSSI ha praticamente realizzato da sempre una sorta di appoggio isostatico sui suoi veicoli trainati a carrelli: il telaio appoggiava su un carrello a mezzo di una ralletta centrale, ed appoggiava sull'altro tramite due pernetti laterali, ottenendo l'appoggio su tre punti. Che poi i carrelli fossero rigidi è un altro discorso.

Ciao a tutti.

Guido


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 Oggetto del messaggio: Re: A che serve un modellino isostatico?
MessaggioInviato: mercoledì 16 novembre 2016, 13:22 
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Iscritto il: giovedì 14 gennaio 2016, 9:40
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Sarebbe interessante la realizzazione di ammortizzatori o balestre realmente funzionanti ma forse si chiede un po troppo ai nostri modellini H0...

Inviato dal mio SM-T211 utilizzando Tapatalk


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 Oggetto del messaggio: Re: A che serve un modellino isostatico?
MessaggioInviato: mercoledì 16 novembre 2016, 14:09 
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Iscritto il: mercoledì 29 marzo 2006, 13:06
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Nella produzione Rivarossi, i carrelli americani tipo Bettendorf e quelli dei tender da 29 metri cubi erano veramente molleggiati, i primi con due molle elicoidali per lato, i secondi con una lamella di acciaio armonico che imitava la balestra trasversale.


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 Oggetto del messaggio: Re: A che serve un modellino isostatico?
MessaggioInviato: mercoledì 16 novembre 2016, 21:36 
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Iscritto il: lunedì 5 giugno 2006, 19:20
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Località: Città di Castello
Ciao Guido, la va fin troppo bene... se solo il lavoro mi lasciasse una mollichina di tempo libero in più... intanto almeno la stecca s'accorcia, addavenì pensione!

Hai fatto bene a ricordarcelo, gran parte delle locomotive RR a carrelli (per tacer delle carrozze) avevano la cassa poggiante in modo isostatico sui carrelli; questi ultimi però erano rigidi: il vantaggio era quindi ridotto ma il tutto era comunque apprezzabile.

Quanto alla mia citazione inglese, bisogna tener presente che l'autore si riferiva ad un modello in movimento: se consideriamo che su un plastico il binario rettilineo è un'eccezione, che in curva è facile che una rotaia non sia a livello con l'altra (l'albionico parlava di parecchi ".thou" - ovvero millesimi di pollice)... ecco che l'appoggio sarà per la maggior parte del tempo su due soli punti... La cosa mi parve sensata (magari la proporzione non sarà fifty-fifty), un po' meno la cura che aveva in mente: siccome i carri inglesi sono/erano corti, l'autore dichiarava di voler provare ad aumentare il peso/zavorra gravante su uno solo dei due assi, per ridurre l' "effetto zangola".
Quest'ultima idea mi parve balzana (ma è per questo che ho ricordato il resto), non ho più avuto modo di ricapitare su quel sito.

Per quanto riguarda la captazione elettrica, che siano due o tre i punti d'appoggio cambia poco, a mio parere: un polo sarà pur sempre captato su un solo punto: scintille assicurate!

Lampeggianti saluti,
Andrea Chiapponi


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 Oggetto del messaggio: Re: A che serve un modellino isostatico?
MessaggioInviato: giovedì 17 novembre 2016, 9:05 
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Ciao Andrea,
bene, sono contento per te.

A presto.

Guido


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