Avevo due anni? Forse, tre? Il luogo, il castello di Brescia, Piazzale della Locomotiva, la mitica n. 1 della SNFT, ai suoi tempi in servizio sulla Brescia-Iseo-Edolo. Ero affascinato da quella macchina enorme, bellissima nella sua livrea nera con i cerchioni delle ruote bianchi al pari delle bielle e i panconi rossi, dello stesso colore dei raggi delle ruote; a poche decine di metri, restando all'interno della cerchia del castello, il grande Plastico Cidneo.
Fu amore a prima vista: risalgono a quegli anni i miei primi trenini, un merci con vaporiera a molla della Lima, seguito a breve da un treno western, sempre della Lima, sempre a molla, poi, a dicembre del 1978 (avevo circa 5 anni e mezzo), il primo treno elettrico, che ancora occupa spazio in un cassetto e del quale ho sfruttato binari e alimentatore fino a pochissimi anni fa. Avevo voluto proprio quello perché nella scatola c'era il ponte: che emozione, potevo farlo accelerare e frenare a piacimento e non aveva bisogno di essere ricaricato ogni pochi giri dell'anello.
Nel frattempo, continuava l'ammirazione per i treni veri: la Freccia delle Dolomiti sopra tutti, che aspettavo con trepidazione perché significava l'arrivo dei miei nonni materni o la mia partenza per andarli a trovare; il musone della Tartaruga (anche se il mio preferito era e resta il Caimano) seguita dalle X, meravigliose con le loro finiture in (finto) legno e le stampe delle città italiane negli scompartimenti e, a Castelfranco Veneto, l'attesa e le manovre di aggancio della D.345 che mi avrebbe condotto, finalmente, tra le mie amate montagne. Passano gli anni ma la passione non si affievolisce, anzi: S. Lucia mi porta la stazione (alzi la mano chi non ha avuto la mitica "stazione di Lerino" della Lima) e poi nuovi carri merci o carrozze passeggeri per allungare il treno e nuovi binari per rendere il tracciato sempre più "realistico" mentre d'estate andavo in bicicletta con un amico a vedere passare i treni lungo la Milano-Venezia, che passa a circa due chilometri da casa. Quant'era bello vedere transitare queste macchine meravigliose, soprattutto i merci, lenti, lunghissimi, sempre diversi nella composizione.
Il momento migliore per giocare col trenino era dato dalle vacanze natalizie: due lunghe settimane per potere stendere il tracciato dei binari sul pavimento della camera e tanto tempo a disposizione nell'arco della giornata. Improvvisamente, a metà degli anni '90 la passione s'affievolisce fino a sparire, più che la passione, il tempo: niente più vacanze di Natale e quelle estive ridotte ai minimi termini causa studi universitari prima e lavoro poi, fino ad una calda sera d'estate del 2010 quando, a zonzo nel parco del castello di Brescia in cerca di un po' di refrigerio, noto che la porta del "piccolo" diorama adiacente la sala del Plastico Cidneo è socchiusa, sbircio all'interno e un signore m'invita ad entrare ("venga, venga, tanto sto solo giocando un po' per provare una loco") e, prima che me ne vada, m'informa che di recente ha aperto un negozio di modellismo. Pochi mesi dopo, durante la pausa pranzo di uno dei miei lavori saltuari, approfitto della vicinanza e passo davanti a quel negozio e per alcuni istanti rimango rapito di fronte alla vetrina... alcune settimane più tardi entro nel novero dei suoi clienti... e scopro le novità degli ultimi due decenni: le locomotive fischiano, fanno rumore di motore, qualcuna fa addirittura gli annunci di stazione e quelle a vapore fumano

stregoneria? No, la rivoluzione digitale