Ok, adesso ho capito da dove nasce il tuo ottimismo e la visione di un mondo "automatico", trenini compresi, ma ho anche capito che non sei di quelli che l'automazione, quella vera, la creano e la usano tutti giorni per fare produzione.
Io fino a 10 anni fa, con la mia automazione creavo disoccupati sulle linee di produzione, e qualche raro occupato nella manutenzione, più qualche raro collega, ora i clienti preferiscono tenersi i collaboratori sulle linee piuttosto che costosi e "delicati*" sistemi di automazione.
Anche in ferrovia, dagli anni '80 l'automazione ha portato all'enorme esubero di personale, e di fatto, la sicurezza non è aumentata proporzionalmente. Anni fa il macchinista non vedeva il segnale, oggi i tecnici collegano i fili al contrario, o fanno modifiche ai SW senza accertarsi che sia tutto corretto. O il DM, a 500 km di distanza, spiomba il pulsante sbagliato.
Questo è puro realismo.
Anzi ti dirò di più, l'impianto che sto avviando in questi giorni è la replica di uno che ho già fatto nel 2004 per lo stesso cliente, alla domanda perché anche qui non mettiamo le macchine per il carico e lo scarico dei prodotti da trattare, la risposte è stata: perché così non licenzio 10 persone e alla fine per circa 10 anni mi costa uguale ... cos'è: ottimismo, pessimismo o realismo? Magari è semplice rispetto per persone che stanno vivendo ora quello che lui a vissuto decenni prima?
Anche se agli occhi dell'uomo medio l'economia reale è quella che si vede nei supermercati, che di fatto muove solo denaro contante, la vera economia è quella che non si vede ad ogni angolo di strada, a prescindere dalla crisi, ci sono prodotti, armi e droghe escluse, che muovono ogni giorno cifre ben più enormi di quelle: dell'auto, dell'elettronica di massa e dei combustibili fossili, che, poi, dagli addetti ai lavori sono considerati prodotti "poveri".
* Delicati perché richiedono cure e personale specializzato per: la costruzione, la conduzione e la manutenzione.
Questi ragionamenti, nel settore industriale, sono presenti ormai da circa 25 anni, quando l'elettronica ha reso possibile cose che con la sola elettromeccanica erano, e sono, non realizzabili. Diversamente nel commercio al privato, le novità escono con il contagocce, giusto per fare girare l'economia, facendo credere che per vivere si ha per forza bisogno di avere gli occhi incollati ad uno schermo e un altoparlante per orecchio.
Ma ti sei accorto, che parlando di trenini si fa anche filosofia, e si parla dell'umanità e della vita in generale. Cioè l'esatto contrario di quello che vogliono le "regole" dell'economia, anche nel mondo dei trenini. (Volutamente non cito la politica, perché il concetto di polis ormai è scomparso assieme alla civiltà che l'ha creato.)
Quindi, realismo, ottimismo o pessimismo?
Quando avevo 20 anni, cioè negli anni '70, il massimo che noi giovani si chiedeva era un veicolo a motore per poterci "caricare" la ragazza, per alla fine appartarsi e combinare qualcosa (il profumo del creosoto era stato accantonato per un altro

), oggi sono entrambi a giocare con il telefonino, onestamente la cosa mi fa piuttosto pena. Sono pochi, ma conosco ancora persone che preferirebbero rischiare di essere nonni a 40 anni, piuttosto che vedere i figli sempre con il telefono in mano o seduti davanti ad uno schermo: realismo, ottimismo o pessimismo?
Sempre rimanendo attaccato ai trenini, la riproduzione fedele che si ha oggi a livello industriale, era già possibile 40 anni fa, la differenza sta solo nel fatto che disegni e stampi dovevano essere fatti a mano da veri artisti, pertanto con costi enormi, quindi fuori mercato. Va da se che questa opportunità è nell'immediato sfruttabile più facilmente da piccole entità, piuttosto che da colossi, vedi ad esempio, Oskar e Vitrains, solo per rimanere Italia. Però se il colosso si muove, per questi "piccoli" cosa resta? Mi sa tanto che, almeno per il mercato italiano, un colosso si sia messo in moto, crisi o non crisi ha deciso di riprendersi fette di mercato perse, anche per precedenti sue scelte, ora dimostratesi non proprio delle più felici, certo che anche lui non può fare tutto in un giorno, diamogli il necessario tempo.
Sono più ottimisti i piccoli produttori, o più realisti i grandi con i loro maggiori tempi di decisione? Per me sono uguali, è diverso solo il contesto nel quale si muovono.
Giusto per concludere (finalmente mi è venuto sonno), siamo, cioè siete, tutti ad ammirare la Germania con i suoi paesi satellite, per quel che mi riguarda, non ci sono popoli più pessimisti di quelli, sbandierano il rigore e la fermezza (e fermi ci stanno pure), giusto per la paura i osare (poi magari esorcizzano il tutto bevendo boccali di birra e andando nudi nella neve), d'altro canto siamo noi ad andare indietro. I "blasonati" produttori di trenini, sono lì a dimostrarlo, il fatto che alcuni siano stati tra i primi ad applicare il digitale, mi dice poco, il loro paragone era il mercato USA, non certamente quello europeo. Che poi questi blasonati sono saltati come gli altri.