Riprendo la discussione sulla autocostruzione delle tre assi, se Max (Bovaio) volesse riunire questa con altre, sempre recenti, che parlano di queste carrozze sarebbe forse più comodo per chi legge.
Di queste carrozze, al vero, furono costruite tre serie diverse, che si potevano distinguere per le lunghezze del passo e del telaio. Molto schematicamente c'erano le Biy (già Ciy) 34000 con passo di 8000 mm e lunghezza di 11240, le Biy 34400 con passo sempre di 8000 ma lunghe 11840, e le loro versioni con comparto bagagli, rispettivamente le BDiy 67000 e 67200. Furono costruite anche delle carrozze con passo 7800 mm e lunghezza 11140, marcate BDiy 67400; alcune di queste vennero poi convertite in pilota per treni navetta, passando nel gruppo npBDiy 68900.
Limitiamoci in definitiva a dire, per ulteriore brevità, che ne esistevano due tipi: le lunghe e le corte.
Anni fa Claudio Bertoli propose su TTm n. 7 un articolo dove illustrava la sua realizzazione della 68900. Il modello finito era molto bello, ma soffrirebbe oggi di alcune indigeste approssimazioni.
Prima fra tutte l'assenza dei predellini triangolari, tipici delle centoporte, poi le boccole e i parasala, che erano rimaste quelle del telaio prussiano d'origine. Altre inesattezze erano la sagoma dell'apertura per il portellone, che al vero scendeva fino al telaio e nel modello invece no, e l'eccessiva altezza dei longheroni, realizzati da un profilato evergreen di misura appunto abbondante.
Oggi, pur con mani meno abili di quelle dell'autore, si può cercare di dare spazio a una maggiore ricerca della fedeltà.
La tecnica è sempre quella: unire delle casse Roco a dei telai a tre assi, sempre Roco. Per questioni di economia - le prussiane a tre assi sono molto più costose sul mercato dell'usato - comprai un certo numero di umbauwagen, le ricostruite. Se al vero però i telai erano gli stessi, nei modelli Roco le differenze c'erano eccome: cinematismi diversi, lunghezze diverse a seconda del tipo e della classe nelle prussiane, e, cosa assai importante, larghezza assai maggiore del telaio nelle carrozze ricostruite.
Dopo molte ricerche e tentativi (e sbagli...) riesco a ottenere un telaio italiano sul quale poter lavorare:

Restringendo un bel po' il Roco vi avevo attaccato una striscetta in fotoincisione (verosmilmente di antica origine Laser) e un altro profilato Evergreen, stavolta assottigliato.
Questa tecnica, pur promettendo bene, creava invece colossali difficoltà: la larghezza e l'altezza del telaio erano ora eccessive, e non permettevano alla cassa e ai vetri di scendere correttamente al loro posto.
Dopo altri tentativi, raccogliticci e disordinati perché il tempo per il modellismo è sempre poco, decisi di prendere il toro per le corna e, dopo averlo limato - il telaio, non il toro... - per renderlo il più stretto possibile, lo liscio ad acqua sui bordi, attacco sulla parte bassa una striscetta di plasticard a mo' di dentino e vi incollo i predellini:


Da quest'ultima foto si può vedere anche la zeppa che sono stato costretto a fare sugli spigoli. Con questo nuovo metodo la cassa non poggia più direttamente sul telaio, e gli unici punti possibili di incastro sono sulle testate; quei dentini metallici servono appunto a bloccarla in posizione, pena un aspetto sbilenco del modello finale.
Altri problemi li hanno dati le casse batterie, che inserite ovviamente in posizione tale da intralciare sia l'asse traslante che il timone di allontanamento. Con un po' di chirurgia - e di santa pazienza - è andato tutto a posto:

Continuo domani, abbiate pazienza ma sono un po' stanco, e incomincio a vedere tre assi anche sotto la mia Vespa. Non oso nemmeno rileggere la mia
consecutio temporum.
G.