Ho letto con estremo interesse i commenti sino ad ora intervenuti e mi sembra di capire che il lavoro di Gianni abbia suscitato plurime reazioni:
chi approva incondizionatamente il lavoro;
chi giudica le tecniche impiegate di derivazione statico-plastimodellistica idonee e si limita a verificare se le stesse siano state applicate o meno con successo in fase di elaborazione del rotabile (o, più semplicemente, si limita a valutare il risultato a prescindere dalle lavorazioni eseguite);
chi ritiene, infine, che quelle tecniche siano inadatte, in radice, ad essere applicate al ferromodellismo con conseguenze nefaste per il modello.
Mi piacerebbe si discutesse, in modo costruttivo e tecnico, proprio di questo ultimo aspetto perchè personalmente sono, invece, convinto che quei metodi, se correttamente applicati, possano riservare soddisfazioni anche al ferromodellista.
Esprimerò il mio personale parere e visto che in questa discussione, stando a quanto riferisce Giacomo, sono intervenuti valenti ferromodellisti italiani (che purtroppo non conosco) vorrei cogliere l'occasione per sentire pareri tecnici da loro - e, ovviamente, da tutti quelli che vorranno intervenire -, in particolare se hanno applicato le tecniche e con quali risultati, quali ritengono adatte al ferromodellismo e quali no.
Si suol dire che "solo gli stupidi non cambiano mai idea" ed io sono pronto a cambiarla se vengono portate a supporto del "non è giusto" valide argomentazioni.
Una prima valutazione è di carattere statistico e riguarda “il come” viene approcciato il tema colorazione evoluta/invecchiamento all'estero è, un semplice dato indiziario, però credo possa quantomeno fornire una prima idea.
Nel ferromodellismo USA ed in quello francese, da quello che vedo (stiamo parlando delle branche orientate al weathering) viene fatto largo uso dei metodi di invecchiamento usati nello statico (anzi da quelle parti non vi sono distinzione fra modellisti), metodi come la schiaritura dei pannelli, i lavaggi selettivi e non, i filtri le lumeggiature, materiali come olii, gouache, pigmenti, sale, ecc. vengono usati allo stesso modo dei cugini dello statico senza alcuna esitazione o remora, le differenze sono minime.
Uno dei primi bei lavori di pre-ombreggiatura (tecnica utilizzata massicciamente da aeroplanari e carrarmatari di tutto il mondo) ho avuto modo di apprezzarlo proprio su un vecchio numero di Voie Libre (estrapolato dalla sterminata biblioteca di Alex Corsico), in cui veniva applicata, da manuale, su una piccola loco da manovra in kit.
A proposito di distinzioni, questo è un ferromodellista francese,
Nouaillier, molto capace (se non erro pubblica spesso su RMF) che scrive di tecniche di colorazione/invecchiamento su un sito di modellismo militare.
Una seconda considerazione riguarda il merito, la maggior parte dei metodi di colorazione/invecchiamento usati nel plastimodellismo non hanno come finalità primaria quella di creare effetti da esplosione o simili ma quella, per dirla alla Canducci “di ricreare artificialmente sul modello l’effetto di tridimensionalità che la luce ambientale imprime nella realtà”.
A conferma, basta confrontare i lavori di un bravo e noto ferromodellista USA,
Mellow (cliccare su una galleria qualsiasi)
oppure quelli di
Mann (da vedere la galleria di immagini, dei carri in scala Z), con quelle di un qualsiasi plastimodellista italiano da pescare a caso da questo
elenco
(lavori in cui non si notano esplosioni od ambientazioni medievali di sorta).
Il principio, in altri termini, è esattamente assimilabile, analogo a quello già universalmente riconosciuto nel ferromodellismo italiano che al rimpicciolire della scala i colori debbano essere schiariti.
Tutti sono artifizi belli e buoni, ma combinati assieme ingannano l'occhio e consentono di far risaltare volumi e dettagli che in un modello da scatola non si notano proprio perchè ridotti di molto rispetto all'originale e spesso di colore uniforme.
Se il ferromodellista si limita ad impiegare metodi che hanno quelle finalità non credo commetta alcun errore perchè la necessità appena descritta, parlando di oggetti in scala, penso sia comue tanto al plasti quanto al ferro modellismo.
Per non far solo teoria, vi propongo alcuni esempi.
[img]
[img]http://img264.imageshack.us/img264/6538/52067966jk02qs7.th.jpg[/img][/img]
Gianni ha marcato i recessi della Lima (vedi zona contrassegnata in rosso) con lo scopo di rendere visibile un rilievo che altrimenti sarebbe rimasto non facilmente percepibile.
Nella foto del prototipo quella marcatura non c’è, ma in quel caso, con tutta probabilità il dettaglio sarà facilmente visibile dall'osservatore perché la macchina è "in scala" 1:1.
Si potrà dunque discutere se l'ombra realizzata da Gianni sia troppo marcata rispetto al necessario ma non mi pare sia così scorretta l'idea di utilizzare quel metodo per enfatizzare il dettaglio costruttivo della loco.
L’approccio di Mellow è comunque
analogo.
Idem per quanto riguarda le lumeggiature.
Nel lavoro di Gianni gli spigoli dei carrelli sono piuttosto marcati, ma la finalità è sempre quella di far risaltare volume/dettaglio ed il metodo è identico a quello utilizzato dallo stesso ferromodellista di cui sopra.
Verifichiamo un carrello invecchiato da
Melow.
Ecco, in questo caso, la mano sembra più leggera il risultato più equilibrato e credibile, ma non scordiamo che Gianni è agli inizi con il ferromodellismo ed un certo adattamento del suo modus operandi al nuovo hobby penso sia necessario e naturale. Ho visto un suo modello di aereo dal vivo e le doti modellistiche (come perlatro riconosciuto da tutti) sono indiscusse.
Sempre lumeggiature, ma questa volta sui fabbricati (avevo già postato questa
immagine).
Mellow lumeggia con tecnica identica a quella dello statico (la diversità, se così si può definire, è che in questo caso la lumeggiatura è eseguita posizionando l’ipotetico sole ad ore 13/14, mentre nello statico - se non ricordo male soprattutto nei figurini - di solito lo si posiziona ad ore 11).
La capacità del modellista statunitense è quella di eseguire lumeggiature in modo estremanante bilanciato, la lumeggiatura c'è ma a prima vista non si nota.
In questo
caso le lumeggiature sono numerosissime (notate anche la testa dei rivetti), probabilmente perché il soggetto ha un colore molto scuro, ma sono certo che alla distanza da “esercizio” si notino il giusto.
Ma quella è un’altra storia è (quasi) arte.
Scusate la prolissità.