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MessaggioInviato: giovedì 5 febbraio 2009, 20:13 
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Inizio a pensare, Claudio, che tu conosca lo "esperto" da me ricordato, perche' si comporta proprio cosi'!

La mia modesta opinione per dare una boccata d'ossigeno al mercato sarebbe un "passo indietro" da parte dei costruttori: modelli perfettamente funzionanti (ci vuole meno di quanto puo' sembrare, a giudicare, appunto, dai modelli in Brass ovvero da cosa si e' riusciti a fare con la "Sogliola"...) e con il minimo di dettagli; chi vuole una maggior fedelta' si comporti come il fermodellista "maturo" americano, che si compra a parte i particolari aggiuntivi e CI SI DIVERTE A MONTARLI, bucando, forando, limando, RIVERNICIANDO i suoi "preziosi" scatolotti di plastica!

Io ho cambiato completamente approccio al fermodellismo dopo aver montato qualche kit americano ovvero proprio quelli della DueGi (grazie!): il "timore di rompere qualcosa" e' svanito nell'arco di un paio di serate, ed oggi mi viene da ridere quando qualcuno mi viene a chiedere: "mi apri tu la MIA locomotiva, perche' ho paura di rompere qualcosa"?

Ai posteri...


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MessaggioInviato: giovedì 5 febbraio 2009, 21:54 
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Mi sa che siamo andati un pò fuori tema, ma fuori tema per fuori tema= fuori tema al quadrato :shock: :shock: .
Caro Gianpy,

se ti porto la mia tartaruga Lima con motore G, me la smonti che ho paura di rompere qualcosa :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: . tranquillo non ti voglio far sudare sette camicie: Ho una 480 Lemaco smontata quì davanti e stò cercando di capire perchè funziona da schifo :( . Chi dice che Lemaco e Micro metakit devono ammuffire in vetrina. Non possiedo nessuna Micro (il budget non me lo consente), ma con le Lemaco (2) ci gioco senza problemi, una mi fa gli scambi in curva raggio 2/3 Roco Line, meglio di molte macchine con cui ci si dovrebbe poter giocare, l'altra no ma i cinque assi accoppiati non l'aiutano poverina. Per quanto riguarda Fulgurex e Metrop, vanno anche sul pavimento, almeno le mie. Non mi sembra che l'ottone americano sia superiore, ho visto certi attrezzi da accapponare i capelli e vaporiere che andavano solo dritte, e nemmeno tanto bene, e di modelli in vita mia ne ho visti parecchi. Il problema non sono i modelli, sono i plastici, metti una Br 45 Lemaco o chi per essa su un plastico con le curve come quelli americani e tranquillo che ti macina chilometri senza problemi.
Saluti
Giuorg :shock: :shock: :lol: :lol:


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MessaggioInviato: giovedì 5 febbraio 2009, 23:19 
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Iscritto il: lunedì 30 gennaio 2006, 16:32
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Giobic, che tu ci creda o no, quelli che "ho paura di aprire la mia locomotiva" e quelli che "ho paura che la mia locomotiva si consumi" sono piu' numerosi di quanto pensi, ma questo non significa che TUTTI i fermodellisti rientrino solo e soltanto in queste due categorie: non l'ho mai detto ne mai lo diro'.

Se pero' il mercato del trenino di medio prezzo e di produzione industriale (Marklin, Roco, Fleischmann ecc.) sta in crisi mentre il brass e gli starter set invece no, un motivo deve pur esserci: siamo sicuri (questa e' la mia tesi) che la colpa non sia ANCHE del fermodellista con disponibilita' economiche di livello medio (quello che non puo' permettersi il brass ma che non si accontenta dello starter set) che chiede piu' di quanto il fabbricante puo' offrire A PREZZI ACCESSIBILI?

Da qui la mia proposta di riseparare il modello dai dettagli aggiuntivi, il cui montaggio, almeno per come la vedo io, ti da una sensazione di possesso della locomotiva e di soddisfazione nel vederla poi girare che il "chiavi in mano" oggi preteso da molti non ti potra' mai dare... e su questo parlo per esperienza personale: una volta superato l'ostacolo di trapanare le "preziose" casse in plastica il resto viene da se'.

Puo' funzionare? non funzionerebbe mai? io la risposta certa non ce l'ho, ma dipende anche e soprattutto da noi.


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 0:07 
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Iscritto il: mercoledì 20 settembre 2006, 20:44
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Località: Sorbolo di Sorbolo Mezzani (PR)
Scusate,
ma cosa centrano i modellisti ed i modelli con una ditta, la Maerklin in questo caso, che in 2/3 anni di nuova gestione ha accumulato un debito di oltre 50 milioni di euro.
Questa è solo pessima gestione.
E se quanto mi è parso di leggere è solo vero al 50% c'è da rimanere di ghiaccio, basta solo pensare ai compensi annuali della ditta di consulenza che doveve risolleverne le sorti con le sue idee.

E così è stato per tutte le altre grandi sorelle.
E se tanto mi da tanto, fra un pò altro che fuochi d'artificio del 15 agosto.

Di fatto dagli anni '80 ci sono stati pessimi maneger, a tutti i livelli ed in tutti i campi, adesso i nodi vengono al pettine.

Saluti
Marco Fornaciari


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 0:21 
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Iscritto il: lunedì 30 gennaio 2006, 19:38
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Località: bergamo
Una breve riflessione sul concetto di “maturazione” del modellismo ferroviario.
Credo che da oltre quaranta anni, le riviste statunitensi, quelle inglesi e (in misura minore) quelle europee hanno evidenziato l’esistenza di due grandi teorie del modellismo ferroviario che hanno sempre attratto la mia attenzione:
quella teso a ricreare in scala, con il maggior possibile grado di approssimazione, la realtà e quello finalizzato al “gioco” propriamente detto, senza una ricerca della riproduzione della realtà nei minimi particolari, anche se i modelli di questo secondo filone sono comunque di elevata qualità.
Entrambi le teorie hanno a mio parere pari dignità anche se io preferisco la prima.
Si dovrebbe spendere qualche decina di pagine per descrivere a grandi linee le caratteristiche di entrambe le teorie ma credo che chi mi legge abbia capito immediatamente cosa intendo dire.
I modelli Marklin dell’ultimo decennio sono a cavallo tra queste due concezioni: da un lato carri merci dell’epoca II e III veramente ben fatti, con telaio in metallo, che con poche modifiche (cambio degli assi in RP 25 e aggiunta dei ganci realistici e degli accoppiatori) non sfigurano (non voglio dire che sono uguali !!) in parte a modelli di carri merci di ditte artigianali (es. Bavaria e Weinert);
dall’altro un sistema di binari con punti di contatto che certamente non possono appagare chi pensa di costruire il proprio binario con traversine in legno, ferramenta in ottone Weinert, profili con 70 o 75, e scambi 1:8 o 1:9.
Ma è anche vero che ancora oggi si vedono impianti ferroviari costruito con grande ricerca del particolare nella vegetazione e nella riproduzione delle rocce che utilizzano binari Marklin C (mi riferisco a bellissimi plastici tedeschi a cui una nota casa editrice ha dedicato delle monografie).
Negli Stati Uniti esiste Lionel che fabbrica modelli estremamente particolari, dedicati al gioco puro, ma ancora oggi con un buon mercato.
Non credo sia importante decidere quale delle due teorie debba essere privilegiata, ritengo invece che si debbano rispettare entrambe perché, ci piaccia o no, entrambe costituiscono la storia del modellismo ferroviario, lo caratterizzano anche oggi e perché, soprattutto, dietro le stesse ci sono persone che scegliendo tra le due, cercano unicamente di appagare la loro passione per il modellismo ferroviario.

Cordiali saluti

gabriele forcella


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 8:49 
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Iscritto il: giovedì 26 gennaio 2006, 15:02
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Località: Genova
Le affermazioni di TEEM lasciano molto perplessi, visto che siamo in un forum di appassionati di treni e di fermodellismo, però ognuno è libero di pensarla come vuole...
A me dispiace molto, pur non essendo un marklinista e non avendo mai posseduto Marklin, se non per ripararli per qualche amico, mi hanno sempre affascinato, per le loro particolarità.
Suggerirei una visita al sito http://www.marklinfan.net/ , dei marklinisti italiani, per vedere delle splendide realizzazioni molto realistiche nel mondo delle 3 rotaie.
Io penso che un colosso e un marchio come Marklin non sparirà, vista anche la diffusione a livello mondiale: si pensi a Model Railroader che pubblicava a piena pagina nel 2004 la pubblicità dei rotabili americani prodotti da Trix (Big Boy, Mikado, ecc.), con particolare accento alla qualità del prodotto, richiamando il marchio Marklin.


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 9:00 
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Iscritto il: sabato 28 gennaio 2006, 18:59
Messaggi: 684
marco_58 ha scritto:
la Maerklin in questo caso, che in 2/3 anni di nuova gestione ha accumulato un debito di oltre 50 milioni di euro.


Il debito di 50 milioni di euro c'era gia' quando i proprietari storici hanno venduto alla finanziaria inglese che doveva risanarla.
Per quelli che parlano di nicchia, e' una nicchia da 125 milioni di euro di fatturato annuo. Quanto fatturano gli altri produttori europei ?
ciao
Mario


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 9:36 
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Iscritto il: martedì 11 marzo 2008, 10:16
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Come sempre rischiamo di andare fuori tema, ma mi piace leggere che ritornano i problemi di questo hobby anche nelle cause del fallimento di marklin.

La crisi economica certamente ha contribuito a dare il colpo di grazia a marklin, ma è anche un insieme di situazioni che ne determina le cattive acque...tanto che oltre ai limiti del mercato di nicchia (corrente alternata) la marklin ha attraversato tutti i motivi che hanno già condannato le altre ditte di trenini.

Il prezzo elevato dei modelli è sempre stato un problema, ma lo diventa esponenzialmente se rapportato al fine del modello stesso. Se un modello di locomotiva mi costa 300 euro ci rifletto: costa come mezzo pc portatile...e lo stipendio tipo di un italiano medio è 1000 euro mensili. Però il pc portatile dura 2-3 anni poi lo devo cambiare se è per lavoro, mentre una locomotiva se fatta bene e ben tenuta marcia per decenni. Ma se la stessa è destinata a stare in vetrinetta...ha senso far fuori 300 euro? Infatti, è riemerso nel discorso il metodo statunitense e quello europeo di concepire non solo i modelli, ma tutto il fermodellismo in generale.

Le grandi ditte chiudono anche perchè con i trenini non si "gioca" più, ma si riempiono dei piccoli musei domestici. E' evidente che a questo punto si trascura la parte meccanico-elettrica delle loco e che per soddisfare i collezionisti bastano gli artigiani.

Marklin, come Roco, RR, Lima, Fleischmann etc... vivono con una produzione a scala industriale a colpi di startset..."un trenino ad ogni bambino". Poi ci sono i vagoni, i binari, le locomotive più o meno costose.

E poi vengono i fermodellisti e le loro esigenze, se l'economia lo consente.

Eppure il trenino è sempre un giocattolo desiderato dai bambini, lo dicono i sondaggi...


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 9:43 
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Iscritto il: lunedì 30 gennaio 2006, 16:32
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Torno a specificare: non ho avuto la pretesa di diffondere la "verita' rivelata", ma mi viene difficile pensare ad una totale innocenza di cio' che ho definito come il "fermodellista di medio portafoglio" se il segmento di mercato colpito dalla crisi e' proprio quello indirizzato a costui.
In ciccia: e' sempre colpa degli altri se le cose vanno male?

Un banalissimo esempio: quanto ha inciso il cinematismo di avvicinamento NEM362 sul costo del modello, considerando che e' efficace in pratica solo sulle carrozze lunghe in scala esatta, e che e' stato implementato per soddisfare la richiesta del "respingente contro respingente in rettilineo", ma senza che i richiedenti volessero rinunciare a far circolare i rotabili su curve da trentasei cm di raggio, in piena velocita' e senza nemmeno prendersi l'impegno di usare ingressi in curva graduali (come nella realta', appunto)? chi pretende senza voler dare assomiglia, a mio vedere, piu' ad un "bambino capriccioso" che ad un "modellista maturo"...

Esempio n. 2, a rinforzare: quanto sta costando (ed incidera' sul prezzo finale di acquisto) l'implementazione del DCC di seconda generazione, che deve rispondere principalmente alla richiesta del "plastico completamente automatico", cioe' ad una richiesta che e' l'esatto opposto del "bello del DCC", la possibilita' di avere piu' operatori IN MANUALE sullo stesso circuito/plastico?

Il mio e' solo un invito a riflettere, nulla di piu'.


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 9:49 
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gabrieleforcella ha scritto:
Una breve riflessione sul concetto di “maturazione” del modellismo ferroviario.
Credo che da oltre quaranta anni, le riviste statunitensi, quelle inglesi e (in misura minore) quelle europee hanno evidenziato l’esistenza di due grandi teorie del modellismo ferroviario che hanno sempre attratto la mia attenzione:
quella teso a ricreare in scala, con il maggior possibile grado di approssimazione, la realtà e quello finalizzato al “gioco” propriamente detto, senza una ricerca della riproduzione della realtà nei minimi particolari, anche se i modelli di questo secondo filone sono comunque di elevata qualità.


A me pare che negli USA esiste un mercato di trenini giocattolo, e affiancato uno di trenini "per modellisti". Attenzione che però non è questione di qualità dei modelli, cioè ci sono buoni trenini nati "per bambini" che marciano nei plastici. E' la distinzione fra "il gioco dell'ovale sul tappeto" e "la ferrovia in miniatura" quella che si intende.

Per gli americani il fermodellismo è la riproduzione di una realtà ferroviaria in scala, per cui il plastico è fondamentale. Non ha importanza se grande o piccolo. Non per nulla hanno inventato gli orari in scala e le carte carro...mentre noi in europa stavamo ancora discutendo se H0 è 1/87 o 1/80 etc...

Inoltre il fermodellismo usa è estremamente sociale, cioè è stato impegnato molto tempo per studiare il modo di coinvolgere molte persone su un plastico. Da lì è nato il digitale...e dagli studi sulla digitalizzazione degli anni 60, presso certe università, poi è nata l'informatica e i sistemi operativi...

Nessuno sa che è grazie alla passione per il fermodellismo di qualche professore americano che oggi possiamo usare un computer...

Ritornando in topic, marklin negli USA non sarebbe certamente morta, ma assorbita da altre ditte, come ha fatto Walthers con Life-Like, la quale continua a fare trenini economici e a mantenere il marchio. Qui invece che succede? Le ditte si accorpano e spariscono intere linee di prodotti.

Temo che la faccenda della corrente alternata... :twisted: :roll:


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 9:55 
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gian paolo cardelli ha scritto:

Esempio n. 2, a rinforzare: quanto sta costando (ed incidera' sul prezzo finale di acquisto) l'implementazione del DCC di seconda generazione, che deve rispondere principalmente alla richiesta del "plastico completamente automatico", cioe' ad una richiesta che e' l'esatto opposto del "bello del DCC", la possibilita' di avere piu' operatori IN MANUALE sullo stesso circuito/plastico?

Il mio e' solo un invito a riflettere, nulla di piu'.


Infatti ti ho risposta senza sapere del tuo contemporaneo intervento, sulla natura del DCC in USA: è la concezione di fermodellismo che determina a suo modo anche la crisi delle ditte.

Quando le vetrinette sono piene e i soldi sono spesi tutti...la festa è finita.

E' da tanto che non compero un catalogo di qualche ditta europea...ci sono ancora le foto dei plasticoni ovali pieni di automatismi? E gli esempi di tracciati con i numeri di codice dei binari standard? gli interruttori "firmati" che costano 20 volte di più di quello che si spenderebbe per uno identico al negozio di elettronica? ... ? :twisted: 8)


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 10:05 
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electrofrog ha scritto:
...
E' da tanto che non compero un catalogo di qualche ditta europea...ci sono ancora le foto dei plasticoni ovali pieni di automatismi? E gli esempi di tracciati con i numeri di codice dei binari standard? gli interruttori "firmati" che costano 20 volte di più di quello che si spenderebbe per uno identico al negozio di elettronica? ... ? :twisted: 8)


I plasticoni automatici sono spariti, pero' le ditte in procinto di chiudere propongono binari "firmati" con angoli di deviata a 22 gradi e mezzo e con buona pace della "ricerca del realismo", appunto...


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 10:20 
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electrofrog ha scritto:
A me pare che negli USA esiste un mercato di trenini giocattolo, e affiancato uno di trenini "per modellisti". Attenzione che però non è questione di qualità dei modelli, cioè ci sono buoni trenini nati "per bambini" che marciano nei plastici. E' la distinzione fra "il gioco dell'ovale sul tappeto" e "la ferrovia in miniatura" quella che si intende. ...


Infatti basta guardare con attenzione le foto dei "plastici da sogno" americani per accorgersi che la maggior parte dei carri non sono preziosissimi pezzi da collezione, ma modelli economici rimaneggiati dal modellista, privilegiando la qualita' di marcia rispetto alla fedelta' all'originale, ed anche i pezzi in ottone, come ho scritto ieri sera comunque piu' numerosi sui plastici rispetto alla situazione europea, non stanno li' "perche' valgono", ma perche' riproducono pezzi che nella produzione di massa non sono presenti (non e' un caso che la maggior parte del brass da plastico riproduce vaporiere).

Ma, senza per forza andare oltre oceano, basta anche varcare la Manica per accorgersi che sulla maggior parte dei plastici operativi britannici circolano rotabili equipaggiati con i "giganteschi" ed "irrealistici" (ma funzionali e funzionanti...) ganci Hornby: considerando che il treno l'hanno inventato loro, possiamo parlare di "immaturita'", in un caso del genere? a me , onestamente, viene difficile, e non si puo' non notare che il settore britannico della Hornby non e' affatto in crisi...

Non siete ancora convinti? considerate che in Francia i ganci da plastico piu' diffusi sono il vecchio gancio ad occhiello ed, udite udite, il KADEE, con la conseguenza inevitabile che al modellista francese del "respingente contro respingente" non importa poi piu' di tanto... pero' giocano!


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 10:25 
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gian paolo cardelli ha scritto:
electrofrog ha scritto:
...
E' da tanto che non compero un catalogo di qualche ditta europea...ci sono ancora le foto dei plasticoni ovali pieni di automatismi? E gli esempi di tracciati con i numeri di codice dei binari standard? gli interruttori "firmati" che costano 20 volte di più di quello che si spenderebbe per uno identico al negozio di elettronica? ... ? :twisted: 8)


I plasticoni automatici sono spariti, pero' le ditte in procinto di chiudere propongono binari "firmati" con angoli di deviata a 22 gradi e mezzo e con buona pace della "ricerca del realismo", appunto...


Avere deviatori a 22° per me non è un problema, ma lo diventa il loro prezzo.
Se per comprarne uno spendo come 2 da 9° presi da una ditta terza che fa per lo più solo binari (tanto per non far nomi...PECO) allora ci si chiede per quale motivo. Lo scambio da 22° non è per modellisti. Come non è per modellisti il binario a 3 rotaie marklin. Ma se non è per modellisti (i quali fanno i loro plastici in corrente continua con binari di ditte terze) per chi è?

Se è per i ragazzini dell'ovale sul tappeto, i prezzi sono fuori da ogni logica.

I binari e gli scambi, nella versione giocattolesca, dovrebbero costare poco. Si può capire infatti che i vagoni e le locomotive sono care, ma se con il trenino di natale andare oltre l'ovale mi costa caro...


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MessaggioInviato: venerdì 6 febbraio 2009, 10:34 
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electrofrog ha scritto:
...
Se è per i ragazzini dell'ovale sul tappeto, i prezzi sono fuori da ogni logica.

I binari e gli scambi, nella versione giocattolesca, dovrebbero costare poco. Si può capire infatti che i vagoni e le locomotive sono care, ma se con il trenino di natale andare oltre l'ovale mi costa caro...



Non e' nemmeno un caso se ho ricordato la chiusura di Klein Modellbahn ed il contemporaneo prosperare di Kleinbahn, che produce un binario giocattolistico molto economico, ma con geometria a 15 gradi, inglese doppio incluso...
:wink:


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