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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 14:03 
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Iscritto il: giovedì 12 gennaio 2006, 9:53
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Mauro, se non hai avuto modo di leggere il Libro di Guy R. Williams, ti consiglio di darci un'occhiata, alcuni degli esempi riportati sono a dir poco spettacolari (tra cui quello di John Allen, ma non solo).
Saluti
Gianni


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 14:13 
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Ho conosciuto John Allen all'età di 8-10 anni, tramite il libro di Guy R. Williams (era il 1980 ed era in atto la transizione Italmodel-I Treni oltre alla cessazione di Treni&Plastici). Quello che mi colpì allora era la vastità degli scenari, la complessità e la completezza dei suoi lavori. Iper dettagliati ed abbastanza estesi rispetto a quanto avevo visto sino ad allora. Nel libro citato era il personaggio che più mi era rimasto impresso ma non l'unico.
"En train avec John Allen" me lo sono trovato tra le mani da un mesetto: è stata una piacevole riscoperta ma anche, credo, è stata la possibile RISPOSTA al mio permanente stato di insoddisfazione fermodellistica. A partire dal primo contatto dell'80 tante cose sono cambiate: allora avevo pochi modelli, un rustico plastico. Da comprare c'era molta roba, come oggi, ma comunque ben poca mi piaceva. Ero quindi probabilmente in equilibrio. Anche grazie al fatto che i modelli di allora erano ben più imprecisi e robusti e il modo di maneggiarli ed usarli era molto meno pranoico di oggi.
Vediamo cosa sono diventato oggi: plastici neanche l'ombra, non c'è tempo e non c'è spazio. Modelli a tonnellate, molti dei quali ancora intonsi nelle scatole. Un progetto di plastico che però non va avanti perchè la vita lavorativa non me lo permette, ed anche la distanza (un centinaio di kilometri). Allora cosa imparare da John Allen: bene, in primo luogo la focalizzazione dell'interesse intorno ad un singolo evento, ad un quadro, ad un idea. Lui realizzava scenette che duravano anche il solo tempo della foto. Per fare questo ci può volere molto meno spazio (ma magari molto tempo comunque, ma fa lo stesso). Poi un'altro grande insegnamento è il vivere in una storia, il creare un nesso tra le proprie azioni. Lui inventò ferrovia, rotabili, un intero paese fatto di città e località varie. Se non è possibile fare questo in Europa, perlomeno fissiamo un epoca ed un territorio per il proprio agire. Un'ultima cosa che mi colpisce di Allen è (l'apparente) mancanza di rispetto sacrale per i modelli: in varie foto si vedono scenari completati a metà con edifici, alberi, treni già su. Magari pericolosamente a contatto con utensili e quant'altro. Ma chi se ne importa? Anche a costo di fare danni da centinaiadi euro, la lezione è: divertitetivi con i modelli, basta paranoie. Fare sempre il meglio, realizzare le cose per tappe, modificare tutto, smontare, cambiare. In pratica un plastico, per quanto piccolo, come eterno cantiere. Ma fatto non solamente di attrezzi e legno, ma di binari e treni. Magari terminare dei lati, fotografarli, passare a farne altri. Il filo conduttore? La storia, il progetto che si ha in testa. Un inno al Freelance? Può darsi, ma a patto che ci si ricordi che qualsiasi storia si racconti, deve avere verosimiglianza, contenuto, spessore e forse anche "un messaggio" nascosto. In Italia siamo infinitamente più tristi come modellisti rispetto a quelli degli States: figuriamoci quelli che fanno il freelance....
(Mauro ridammi il libro e v*****ul ch'a man aizat)


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 14:41 
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Iscritto il: sabato 14 gennaio 2006, 19:17
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il Masselli ha scritto:
(Mauro ridammi il libro e v*****ul ch'a man aizat)


LIbro?? Quale?? Non ne ho di tuoi libri!!! :twisted: :twisted: :twisted:

p.s. l-o-t-a!!!


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 15:37 
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Che vuol dire "quelli che fanno il freelance"? Ce l'hai con loro?
Ti sgancio contro tutte le maestranze della FTL, eh?


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 16:00 
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Iscritto il: venerdì 13 aprile 2007, 10:51
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Mha, ad essere sincero mi veniva in mente un altro......
Il freelance è come il jazz, il rigore della riproduzione è come la musica classica. In entrambi i casi o sei un musicista ben preparato oppure è meglio che ti dai a "Sapore di sale".....


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 17:13 
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Nome: Fabrizio Ferretti
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Località: Fabriano
Io il libro l'ho "trovato" nel '78! :wink:
E posso dire che ne rimasi fulminato. Guardavo il mio trenino Lima e mi sentivo triste.....
Fabrizio.


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 18:07 
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Iscritto il: sabato 14 gennaio 2006, 19:17
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ciortato ha scritto:
Mauro, se non hai avuto modo di leggere il Libro di Guy R. Williams, ti consiglio di darci un'occhiata, alcuni degli esempi riportati sono a dir poco spettacolari (tra cui quello di John Allen, ma non solo).
Saluti
Gianni


Parli del libro "l'arte del modellismo ferroviario"?


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 18:39 
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Yessssss
10 Euro e ti presto anche quello.......


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 19:20 
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Nome: Fabrizio Ferretti
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Taccagno!

Mauro, quello francese su John Allen, passalo a me! :lol: :lol: :lol:

Anonimo.


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 20:10 
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Torrino ha scritto:
Taccagno!

Mauro, quello francese su John Allen, passalo a me! :lol: :lol: :lol:

Anonimo.


ok....stasera mi faccio un altro giro poi ti presto il MIO libro su John Allen :wink:


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 20:11 
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il Masselli ha scritto:
Yessssss
10 Euro e ti presto anche quello.......


Lota purucchiosa!!! :D


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http://www.napoletanita.it/cgi-bin/etim ... etimo=lota


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Nome: Fabrizio Ferretti
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Mauro ha ragione, c'assomigli proprio! :lol: :lol: :lol:


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sempre sul libbro di williams, un altro gran plastico era l'alturas & lone pine, ma quello che mi inquietava di piu' era l'impianto GUR-RUG, del museon de rodo, di cui non sono mai riuscito a trovare altre notizie


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MessaggioInviato: lunedì 2 marzo 2009, 23:10 
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Nome: Fabrizio Ferretti
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Località: Fabriano
Alturas & Lone Pine, con tutti gli edifici autocostruiti, di Whitney K. Towers, con planimetria e tabelle degli orari...... Da noi sono arrivate dopo trent'anni.... Argh!


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