Credo di dovere qualche risposta all' amico Terroncello. Perchè, in discorsi, anche accesi, abbiamo già affrontato questi argomenti. E fà piacere confrontarsi.
Cita:
Finchè ci saranno i plastici itineranti rinchiusi dentro a vere e proprie trincee di filo spinato senza dare la possibilità ai ragazzini che vengono nelle fiere a partecipare attivamente;
Dare la possibilità ai ragazzini di guidare un modello di treno è sicuramente una cosa buona.
E non è difficile. Basta che l' impianto non sia completamente automatico, e che i ragazzini siano un minimo posati. Si può fare su qualsiasi impianto. Anche se riproduce una stazione vera.
Per un club è certamente una cosa buona avere un plastico, magari anche vecchio, su cui far provare i curiosi (grandi o piccoli) che potrebbero avvicinarsi al treno. E tu questo tu l' hai sempre sostenuto.
Poi, però, si potrebbe voler far vedere al pubblico la vita di una stazione ferroviaria, coi suoi movimenti ed i vari treni che la impegnano. Quì, però, dovrà operare chi ha avuto un minimo di istruzioni, altrimenti non si riuscirà a mostrare quello che si vuole.
Far provare il treno ai giovani (e agli adulti), e far vedere i movimenti di una stazione, possono anche essere due attività da svolgere sullo stesso plastico, ma non contemporaneamente.
Quella che vedi come trincea di filo spinato è la necessità di lasciare l' operatore concentrato nei movimenti, per non fare (o meglio per limitare) gli errori in presenza del pubblico.
Ma se il pubblico è limitato a poche persone interessate, non è un problema far provare.
Quindi credo che il fermodellismo integralista non sia, di per sè un ostacolo ai giovani e ai curiosi. Semmai uno stimolo.
Cita:
Finchè si penserà solo ad autocelebrarsi del lavoro che si è fatto per se stessi;
Però l' aver fatto un impianto che riproduce una stazione vera non deve essere una specie di peccato originale.
Potrà non interessare, potrà non piacere. Fortunatamente non siamo tutti uguali.
Ma non deve essere motivo di vergogna l' aver fatto una cosa complicata.
Tutto il fermodellismo è fatto così. Io, modellisticamente, non sò fare nulla (a parte il piano binari).
Ma ammiro chi sà fare, chi sà dipingere un edificio, chi sà fare una locomotiva, chi ...
Anche se sò che, a quelli, io non arriverò mai. Li ringrazio per avermi mostrato cose che, se fosse per le mie capacità, non esisterebbero.
Ognuno dà il suo contributo. E' giusto così.
Cita:
Finchè non si avranno aperture a tutto il mondo fermodellistico (ci è stato detto che la N è una mer....);
Anche se io non ho detto una cosa così, mi sento ugualmente chiamato in causa perchè non mi è piaciuta la scelta.
I motivi te li ho già detti.
- un impianto in N fatto bene non costa molto meno di un impianto in H0. Ma, a pari risultato estetico, ha un lavoro molto più difficile. Che, quindi, richiede di selezionare ancor di più le persone.
- la scala N si presta poco alle manovre. Ed infatti si vede assai di rado un N manovrare. Già è difficile in H0e, ma a fare manovre in N ci si scontra con la riduzione della massa, che non si riduce in proporzione alla scala. Risultato : o si tiene una velocità minima di 30..50 km/h in scala, o si avrà un numero di fermate che snaturerà il movimento che si vuole mostrare.
Poi, naturalmente, impegnando capacità e risorse, molte cose diventano possibili, ma anche elitarie.
All' ultimo Novegro c' era un plastico in scala N, a parer mio intelligente. Magari la persona con cui ho parlato scrive quì. Riproduceva alcuni punti caratteristici di Milano. Aveva un piano binari semplicissimo. Una linea a doppio binario con un salto di montone, tecnicamente studiato per raccordarsi agli impianti tedesci nei raduni. Ed avevano puntato sul modellismo del paesaggio, utilizzando addiritura la maquette di un edificio vero e riadattandolo al plastico. Più vero di così !
- H0 o N è comunque una scelta di campo. Farle entrambe è come fare due guerre assieme. Le si perdono entrambe. A meno chè uno non sia miliardario. Ma se lo fosse, potrebbe acquistare un ex magazzino merci !!! Ed allora, sai che plastico in 0 !!!
Stefano Minghetti