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Non è vero che l'industria italiana era negli anni Cinquanta l'unica in europa a realizzare macchine a tremila volts: senza andare troppo lontano, le reti del Belgio, dell'Olanda, della Cecoslovacchia, della Spagna, della Polonia, più qualche linea in Inghilterra, erano alimentate con questo sistema. In ogni caso, un bel colpo tra i pochi dell'industria italiana. In seguito la Iugoslavia si sarebbe orientata verso i venticinquemila volts in alternata e avrebbe prodotto a Zagabria su licenza le ben note Asea Rc-2 esportandole anche in Romania e Bulgaria.
La 728 033 potrebbe essere quella finita in Albania tra l'inverno del 1946 e l'inizio del 1947.
L'Albania, se si escludono alcune linee industriali come quella delle miniere di Selenizza, 19 km e scartamento 950mm, di proprietà di una società italiana, non aveva linee ferroviarie degne di nome.
Durante il periodo dell'occupazione italiana si fecero dei progetti per congiungere Tirana ai porti principali e al resto della rete balcanica, ma la guerra impedì ogni sviluppo.
Con l'aiuto tecnico e finanziario della Iugoslavia, che in realtà mirava a fare dell'Albania la sua settima repubblica, nel 1946 partirono a Durazzo i lavori per la prima linea nazionale, che avrebbe raggiunto Tirana quasi due anni dopo.
Anche il materiale impiegato fino ad allora era di provenienza iugoslava, e tra questo c'era anche una nostra ex-728 i cui cadavere senza ruote era possibile vedere al deposito di Durazzo Shkozet nei primi anni Novanta.
Secondo quel poco che ho trovato su internet, pare che la nostra 720 in realtà abbia mantenuto l'immatricolazione FS fino alla fine, essendo esemplare unico.
In seguito arrivarono sempre dalla iugoslavia e poi dall'Ungheria altre macchine di provenienza austroungarica.
Le prime locomotive nuove appositamente costruite per l'Albania sono state dieci Tkt-48 polacche, oggi tutte accantonate a Durazzo.
Una di queste pare fosse ancora in servizio nel 1985.
Altre "prede belliche al contrario" potrebbero essere, nel caso dell'Albania, le decine di carrozze amiantate donate negli anni Novanta, ma questa è un'altra storia.
Intanto il Genio Ferrovieri ha ultimato un paio d'anni fa il rinnovo dell'armamento dei raccordi portuali di Durazzo, ma l'unico mezzo italiano impiegato è stato un camioncino Unimog con assali ferroviari.
Per quanto riguarda l'unica linea a "scartamento italiano" fuori d'Italia e in europa, cioè quella della Miniera di Selenizza, era lunga poco meno di venti chilometri e arrivava a Valona. Sarebbe curioso conoscerne il materiale, che era di produzione italiana. Per quanto se ne sa, questa linea ha continuato a funzionare fino al 1991, e nel dopoguerra ha impiegato locomotive di provenienza polacca e rumena.
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