Ciao, Ginfranco, adesso che sappiamo/so chi sei, possiamo discutere e confrontarci meglio.
Contemporaneamente mi rivolgo a tutti quanti hanno la pazienza di leggerci, ma sapendo chi sono gli interlocutori, si può veramente costrire qualcosa, anche su un forum. (Tra l'altro parte delle risposte le ha già date Tz.)
Per quanto riguarda Raspberry, ho visto sommariamente cos'è, e per quel che mi riguarda non è d'interesse.
Negli anni '90 avevo iniziato a studiarmi gli ST6 e 7, ma anche lì niente d'attraente per i miei scopi.
Arduino lo conosco di più perchè ho avuto più occasioni di documentarmi, né ho pure verificato le possibilità d'utilizzo, ma fatto i dovuti rapporti, nel mondo industriale ci sono apparecchiature che mi permettono di mettere in pratica con la stessa semplicità quello che vorrei fare fuori dal lavoro. Anche con costi paragonabili, va da se che io acquisto a prezzi diversi dai non adetti ai lavori: sono artigiano.
In fin dei conti c'è più analogia tra il tuo mondo delle telecomunicazioni e Arduino, piuttosto che con altri sitemi elettrici ed elettronici, e nel tuo mondo il software, ormai la fa da padrone, l'hardware è meno importante e critico perchè lavora a bassa tensione e con deboli correnti, e non c'è bisogno di feed back da sistemi in movimento. Lasciamo stare le parti radio o di rete.
In fin dei conti come per me Arduino è un "giocattolo evoluto", per te lo possono essere i telefonini degli anni '90.
Arduino concentra in poco spazio tante cose comuni dell'automazione e dell'elettronica di comando e controllo.
Giusto per, il settore elettromedicale è un altro pianeta.
In Arduino si trovano concentrate e riassunte opzioni elementari: per l'automazione, per l'automotive, per la robotica pura (inteso anche come giocattoli), e per il divertimento.
Tornando all'utilizzo che attulmente fai di Arduino, di fatto lo usi come driver "intelligente"per pilotare i servo, giustamente a livello industriale (o domotico) non c'è niente di simile, ma solo perchè le potenze e le esigenze in gioco sono diverse. (Usare un NE555 per tale scopo, non la ritengo una soluzione adegauta, a meno di complicare il circuito, allora meglio un PIC.) Fermo restanto che una cosa di questo tipo la considero "alla basta che si muova". Ceme già scritto in elettromeccanica è pùi semplice e sicuro, e costa ben poco di più, e cosa non banale, alla portata di quasi tutti.
Nel momento che vorresti automatizzare, anche in modo elementare, qualcosa di più, saresti limitato dall'hardware di Arduino. Renderlo troppo uguale al resto delle apparecchiature per uso professionale o quotidiano è controproducente sia commercialmente, sia per ragioni di sicurezza, sia per normativa (lasciamo stare se ciò è giusto o sbagliato, perchè rischiamo di cadere nel discorso che la mamma dei cretini è sempre incinta).
Lasciamo perdere l'uso del PC per fare automazione pura ... le negatività già vengono da sole, perchè andarsele a cercare.
Per pilotare una bobina di uno scambio elettromegnatico, anche se assorbe pochi mA, devi per forza usare un'interfaccia di potenza (anche solo: due resistenze, un transistor e due diodi), magari optoisolata, pena la distruzione dell'uscita. Anche gli ingressi è opportuno che abbiano circuiti di filtro ed equalizzazione.
In fin dei conti il limite un sistema come Arduino stà proprio nella sua semplicità, va bene per piccole cose a basse tensioni e potenza, oltre devi costruirti quasi tutto (trovando i componenti, magari a costo decente), diversamente lo compri se qualcuno lo fa.
Bastano le poche istruzioni base di tutti i linguaggi di programmazione per risolvere il problema (ed io ho cominciato così). Il fatto che abbia una porta USB interfacciabile direttamente con un PC, sul quale gira un sw dedicato, è si utile, ma di fatto serve a poco senza il PC.
Un'altro vantaggio di Arduino è che usa un linguaggio di programmazione anche utilizzato in ambito scolastico, mentre gli altri sono specifici del settore, che poi quando dalla scuola passi al mondo del lavoro, fai delle magre figure, e devi ricominciare tutto da capo. Anche nell'industria, come in ferrovia, si usano sia il C che il Visual basic, o/e loro derivati, (tanto per citarne 2), ma tipicamente sono destinati o ai PC di supervisione o per apparecchiature specifiche e dedicate. Usare linguaggi come il C in automazione crea grossi problemi in fase di debugging delle macchine e degli impianti. Fare anche una rete di decine di microprocessori, ha il problema dei tempi di risposta del sistema e sincronizzazione dei comandi, tieni presente che fino a pochi anni fa erano comuni ritardi di 20 ms, per via che si lavorava in corrente alternata, oggi che si lavora per la maggior parte in CC, già 5 ms sono un'eternità.
Una cosa molto importante da recepire nell'automazione, è che non basta comandare per avere un risultato, bisogna anche controllare che il comando vada a buon fine, quindi occorrono i dedicati feed back, in questo caso il sw è decisamente utile, non sempre indispensabile o/e esaustivo: ci vuole tanto hardware.
Fare automazioni sequenziali, tipo: timer della lavatrice, o macchima palettizzatore, con un sw è semplice e pure banale; il complicato e fare automazione non sequenziale, cioè, riconoscere un, o una serie di eventi random, e provocare risposte "definite" dal sistema, che si traducono nel funzionamento sicuro di un qualcosa.
Ad esempio utilizzare i servo è molto comodo, però non hai la sicurezza di quanto avviene, chiedi a qualche aeromodellista cosa succede, quando il radiocomando o i servo fanno le bizze.

Lo stato dell'arte nel ludico è questo, qualcuno stà gia lavorando a qualcosa di più evoluto, sia nel mondo del radiocomando, sia in quello del DCC, però ci vuole ancora tempo perchè il tutto stia in una locomotiva; nel bene o nel male ci sono i brevetti ed i costi d'impianto di produzione.
Infine, sono circa 20 anni che esiste una normativa internazionale che impone pochissimi linguaggi di programmazione per le apparecchiature a microprocessore, quidi la riduzione della componenetistica, la norma è stata aggirata incorporando in ogni linguaggio tante funzioni degli altri, così le cose si sono complicate ancora di più.
Marco