da altro argomento, riporto brevemente :
ste.klausen21 ha scritto:
Ho acquistato la Gr625 di OsKar e stà in vetrina.
Ma tutte le volte che la vedo sono contento di averla acquistata.
Nel plastico, invece ...
... dipende da cosa uno se ne fà dei modelli.
... Avere un plastico fà ragionare in modo simile alle aziende ferroviarie vere.
Una volta ponderato ed acquistato un rotabile, ne curi manutenzione e funzionamento.
Se ci sono i pezzi di ricambio, è più facile, altrimenti ci si arrangia.
giovanni73 ha scritto:
Una cosa a me dispiace è che nel nostro settore, le riviste specializzate non dilungano troppo su le qualità o difetti meccanici dei modelli.
Non conosco una rivista che fa,per esempio, test su la durata di funzionamento perfetto (ore funzionamento motore, sporcatura delle ruote, rumore col tempo...)
Sicuramente, prove di funzionamento sarebbero onerose per le riviste, costando molto tempo. E poi rischierebbe di essere una cosa soggettiva.
C' è chi nel plastico fà macinare kilometri, chi si limita a pochi movimenti.
Avere un plastico rende obbligatorio fare manutenzione. E' impossibile che non si rompa nulla. Occorre attrezzarsi ed imparare.
Mi viene in mente un amico della Sardegna che aveva svariate D345. Piano piano iniziò a constatare che si crettavano i carrelli in un certo punto del collo di cigno.
Non richiese carrelli di ricambio, ma li modificò tutti. Poi, avendo bisogno di nuove locomotive, non acquistò più quelle, ma acquistò (pigliò secondo alcune fonti) le D445 già rinforzate.
Non ricordo bene chi fosse. Ah, già ! Ora ricordo ! Erano le Ferrovie dello Stato.
Stefano Minghetti