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Non posso che unirmi, con infinita nostalgia, a quanto e' stato scritto da tutti voi.
Conobbi Enrico Milan nel 1972, nel retrobottega del negozio dei fratelli Guarnieri in via San Fermo a Padova: aveva con se' un sistema della Jouef per il comando autonomo delle locomotive (i binari erano stati posati sul pavimento) e, qualunque cosa ti dicesse, era impregnata di passione, di visione chiara di quello che doveva essere il futuro del fermodellismo in Italia e di quello che lui voleva fare perche fosse cosi'.
Ho vissuto da vicino il crescere del suo impegno, la nascita del nuovo Italmodel e del negozio di Rovigo (come dimenticare la loco che spuntava dalla nebbia, davanti all' ingresso ?).
E come dimenticare che il primo articolo del primo numero di Italmodel era "Come si invecchiano le locomotive" ?
La Modeltecnica era la meta delle "transumanze" del sabato pomeriggio con gli amici di Padova (Valentini (il mio padre ferroviario), Vedovato, Podini, Domenichelli, Dalla Via, un Marco Bruzzo ancora ragazzino, altri di cui gli anni hanno cancellato il nome ma non il ricordo).
Quanti, che oggi scrivono o dirigono riviste o fanno modellismo, sono passati da quei locali; quanti ricordano lo spazio insolitamente grande che aveva dedicato ai libri ed alle riviste; e quanti, a livello personale, ricordano di aver giocato con suo figlio (allora piccolo piccolo).
Di cio' che ho comprato li', tengo in maniera particolare ad un carro che mi "costrinse" a prendere nel 1973: "E' una ditta austriaca nuova, sai, ha rilevato molti stampi della Rowa, fara' strada, credimi: si chiama Roco".
Ci perdemmo un po' di vista quando lasciai, dopo la laurea, Padova per iniziare a girare per lavoro (non ho ancora finito, oggi vi scrivo da Londra); ma non mancarono mai le telefonate, qualche visita, i consigli che ti dava senza che tu te ne accorgessi, con il suo sorriso serio e sbarazzino.
E arrivo' Treni e Plastici, una rivoluzione per l' epoca: quell' unica annata ha dovuto attendere anni e anni per trovare compagnia, fino a quando TTm non ne ha raccolto degnamente la pesante eredita'.
E quanto abbiamo atteso perche' Vignano diventasse il punto di riferimento che era gia' quando nacque.
Ero a Milano, quando l' incidente ce lo tolse: e' stata una delle sere piu' tristi della mia vita.
Quando ho ripreso, dopo anni, a fare del modellismo, il suo ricordo mi ha sempre accompagnato, e lo fa tuttora: volessi sintetizzare quello che da lui ho imparato, potrei dire: essere dilettanti in maniera professionale.
E forse e' una frase che ho gia' detto a qualcuno.
Basta, non posso farmi vedere in ufficio con i lucciconi agli occhi.
Ciao Enrico.
Armando
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