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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 2:19 
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Noto che il mio "spunto di riflessione" ha dato qualche frutto: le varie reazioni tipo: "perche' non qualche kit?", "scambi azionati da tiranti e non da motori" ecc. erano proprio quello che mi sarebbe piaciuto leggere, ed ora ho una ragione in piu' per ritenere che il fermodellismo non e' affatto in via di estinzione, ma sta rinascendo come l'Araba Fenice! :lol: :lol: :lol: :lol:

Ora, poiche' non sara' mai possibile costruirsi tutto, ma proprio tutto, da soli, penso che un consequenziale approccio "collettivo" ovvero "sociale" all'hobby (leggere chiaramente: PIU' OPERATORI SULLO STESSO PLASTICO, ognuno dei quali si porta UNA PARTE dei convogli necessari all'esercizio richiesto dal plastico stesso) sara' quantomeno preso in considerazione da tanti piu' presto di quanto si possa pensare...

Electrofrog: le tue considerazioni sui carri inglesi in kit sono proprio uno dei motivi per cui ho "varcato l'oceano", anche se adesso devo trovare il tempo di montare le centinaia di kit di carri e locomotive che hanno invaso la mia piccola casetta da single inveterato... :lol: :lol: :lol:


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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 9:47 
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electrofrog ha scritto:
Se cercate un po su google c'è una lista di siti inglesi dove si propongono elaborazioni con questi carri, che vengono venduti anche in parti (solo telaio...).

Ne ho ordinati alcuni di questi carri l'ottobre scorso e quando ho visto le scatoline che li contengono mi hanno fatto venire in mente i regalini delle pesche di beneficienza delle sagre quando ero piccino.

Ora, se una locomotiva inglese in N della Dapol costa mediamente sui 50 euro (ma si trovano in occasione anche a 30) e i vagoncini in kit sono da 4 euro...con 100 euro hai fatto un convoglio.

Da noi con 100 euro non comperi neanche mezza locomotiva.

Evidente il modellismo inglese è davvero un altro pianeta.

Per trovare le elaborazioni, ci dai qualche dritta sulla "chiave di ricerca"? :wink:
Comunque, gli inglesi usano come scala per la N 1/148 e non 1/160, tuttavia la loro sagoma ha con quella continentale lo stesso rapporto che c'è fra le due scale, quasi esatto. Quindi un carro inglese (o almeno il suo telaio) in N inglese è in sagoma per un carro "di casa nostra" in N "di casa nostra". Ho visto alcuni carri SV, per un esempio, che possono essere ricavati dai Peco, con la solita dose di pazienza (ovviamente!).


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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 10:20 
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snajper ha scritto:

Per trovare le elaborazioni, ci dai qualche dritta sulla "chiave di ricerca"?


Ecco un sito:

http://www.gwr.org.uk/pronvans1.html

invece io sono molto interessato alla conversione per ottenere carri Società Veneta di epoca I-II... immagino che sia il motivo per cui tu cerchi questi kit.


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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 10:40 
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gian paolo cardelli ha scritto:
Ora, poiche' non sara' mai possibile costruirsi tutto, ma proprio tutto, da soli, penso che un consequenziale approccio "collettivo" ovvero "sociale" all'hobby (leggere chiaramente: PIU' OPERATORI SULLO STESSO PLASTICO, ognuno dei quali si porta UNA PARTE dei convogli necessari all'esercizio richiesto dal plastico stesso) sara' quantomeno preso in considerazione da tanti piu' presto di quanto si possa pensare...



Per poter agire in molti sullo stesso plastico occorre che questo sia progettato in un certo modo. Un plastico compatto (il classico rettangolo 100x240 e crescendo... con ovale chiuso e automatizzato) non è il più indicato.

Gli americani progettano il plastico in funzione al traffico e di conseguenza al tipo di sessione operativa (e a quanta gente serve impegnare). Se ne ricavano i tracciati tipici che vediamo su Model Railroad e altre pubblicazioni Kalmbach, cioè mensole strette e lunghe, con uno sfondo a correre che è assiale nelle penisole.

I tracciati più razionali infatti sembrano essere a serpentina e a spirale.
Il fatto di concepire poi i plastici a multipiano sovrapposti espande notevolmente lo spazio a disposizione (provare per credere!) ma apre nuovi sviluppi di ricerca in merito al superamento del dislivello (elevatori, elicoidali, spirale a crescere...) e ai compromessi scenici. Mai come oggi il fermodellismo statunitense è interessato alle tecniche scenografiche del teatro e del cinema per affidare realismo a questi plastici: diventa un problema di profondità ridotta, di luci, di sfondi, di altezza degli edifici.

Altri problemi sono legati a tematiche sempre attuali come pap/chiuso oppure traffico/passerella. In merito a quest'ultimo, l'approccio multipiano permette di amplificare il traffico oppure di dilatarlo in maniera realistica inserendo tratti "passerella" di solo paesaggio. Tony Koester, nel suo ultimo libro su questi plastici, definisce la situazione "il problema dei plastici in montagna" in quanto dove la natura è più impervia ma scenograficamente interessante da riprodurre, non ci sono industrie e quindi motivi di traffico. Tuttavia avere dei tracciati stretti e lunghi a serpentina consente di ravvicinare verosimilmente in quanto mai si avrà con uno sguardo il panorama di tutto il plastico.

Insomma...mi fermo o scrivo io un trattato sul tema... dico solo un ultima cosa: un plastico "di gruppo" non vuol dire per forza modulare. Con rispetto per FREMO che è notevole nel suo impegno, ci sono anche strade alternative per la socialità del fermodellismo.

Il cammino dai plastici "spettacolino" a quelli in cui si partecipa attivamente prende varie strade.

Ah si...a riguardo del tema di discussione: questi plastici a volte costano molto meno degli altri, in quanto se aumentano un po le spese di falegnameria diminuiscono quelle elettriche e impiantistiche generali.


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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 15:27 
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Non necessariamente, electrofrog: mi vengono in mente due articoli da Model Railroader in cui vengono presentati un punto a punto condensato in due pannelli ricavati da un unico foglio 4"x8" con due/tre operatori ed una coppia di plastici ovali piccolissimi su cui due amici operavano tranquillamente scambiandosi i ruoli.

Comunque non avevo dato indicazioni dimensionali sui plaastici, ho solo auspicato un incremento di interesse all'unico modo, a mio vedere, per alimentare in modo valido l'hobby, almeno per il suo aspetto operativo.


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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 16:15 
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gian paolo cardelli ha scritto:
Non necessariamente, electrofrog: mi vengono in mente due articoli da Model Railroader in cui vengono presentati un punto a punto condensato in due pannelli ricavati da un unico foglio 4"x8" con due/tre operatori ed una coppia di plastici ovali piccolissimi su cui due amici operavano tranquillamente scambiandosi i ruoli.

Comunque non avevo dato indicazioni dimensionali sui plaastici, ho solo auspicato un incremento di interesse all'unico modo, a mio vedere, per alimentare in modo valido l'hobby, almeno per il suo aspetto operativo.


Si, in effetti ci sono esempi di esercitabilità anche con i plastici compatti e gli ovali allungati.

Penso che però il tema sia, come dici te, il considerare l'hobby non come un fatto individuale ma che coinvolge un gruppo di persone con lo stesso interesse.

Per anni in Italia abbiamo seguito la manualistica tedesca, che dopotutto è quella della nazione in cui il fermodellismo è molto diffuso e ci sono sempre stati molti stimoli. Tutti coloro che hanno iniziato a occuparsi di trenini dagli anni 80 ricorderanno i cataloghi delle ditte tedesche, pieni di foto di plastici (comperavo il catalogo roco solo per quel motivo...); qualcuno come me avrà ancora in casa i manualetti ELLEDI, in particolare il notissimo "progetti di ferrovie in scala" della collana "fermodellismo pratico", senza contare gli articoli illustratissimi dei primi numeri di Mondo Ferroviario.

Che tipo di hobby emerge da quel tipo di cultura fermodellistica? Quello che prevede il modellista ferroviario come un "animale solitario ma territoriale", che compera modelli e crea il plastico in cui tutto funziona come un orologio svizzero, il più possibile automatizzato.
Certamente non tutto è da buttare di quel periodo, ci rimangono i modelli e alcuni impianti buoni, ma nessuno ha indagato di cosa accade DOPO la costruzione del plastico secondo quei principi, e soprattutto DOPO che lo spettacolino della nostra piccola ferrovia è terminato.Compriamo altri modelli? Forse ci si annoia e si rifa il plastico... non parlo neanche dei retroscena economici di tali operazioni...anzi forse si dovrebbe in quanto è il tema del filetto!

Spero che anche qui da noi si inizi a concepire il fermodellista come un "animale da branco, ma legato al territorio" :P cioè una situazione in cui il plastico diventa occasione per trascorrere ore insieme ad altri, andando di casa in casa magari. Per fare questo occorre attenersi a ricreare situazioni ferroviarie reali attraverso orari, carte carro o simili.


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MessaggioInviato: domenica 8 febbraio 2009, 22:19 
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electrofrog ha scritto:
snajper ha scritto:

Per trovare le elaborazioni, ci dai qualche dritta sulla "chiave di ricerca"?


Ecco un sito:

http://www.gwr.org.uk/pronvans1.html

invece io sono molto interessato alla conversione per ottenere carri Società Veneta di epoca I-II... immagino che sia il motivo per cui tu cerchi questi kit.

Un po' sì (una linea ex SV, la Udine-Cividale, è quasi "di casa mia"). Per vedere se davvero si può, dovrei prima averne uno in mano. Il carro per latte della Dapol, invece, si presta bene a fornire il suo telaio per un carro a tre assi della Ferrovia Marmifera. I telai Peco possono essere usati per quelli a due assi... insomma, qualcosa da fare usando materiale inglese lo si trova.

electrofrog ha scritto:
Spero che anche qui da noi si inizi a concepire il fermodellista come un "animale da branco, ma legato al territorio" cioè una situazione in cui il plastico diventa occasione per trascorrere ore insieme ad altri, andando di casa in casa magari. Per fare questo occorre attenersi a ricreare situazioni ferroviarie reali attraverso orari, carte carro o simili.

Io avevo pensato di riprodurre (nel funzionamento: lo strumento era troppo!) un blocco manuale per poter usare anche in due il plastico che ho in progetto. Naturalmente il tipo di linea sarebbe più credibile in dirigenza unica: è un raccordo portuale, elettrificato solo per presenza di mezzi di trazione adatti.


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MessaggioInviato: lunedì 9 febbraio 2009, 9:10 
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snajper ha scritto:
Io avevo pensato di riprodurre (nel funzionamento: lo strumento era troppo!) un blocco manuale per poter usare anche in due il plastico che ho in progetto. Naturalmente il tipo di linea sarebbe più credibile in dirigenza unica: è un raccordo portuale, elettrificato solo per presenza di mezzi di trazione adatti.


L'uso del DCC è utile proprio perchè, come nella realtà, se il macchinista sbaglia i segnali possono avvenire incidenti :twisted: idem per le altre figure di controllo del traffico. In questo caso l'essere in molti a giocare su un plastico rende ancora più interessante l'esperienza in quanto occorre sempre essere concentrati nella sessione operativa.

Il problema è che il DCC costa ancora molto e quindi per piccoli impianti (che sono tipici delle nostre realtà di modellisti italici) occorre valutare bene se è il caso o se rimandare a tempi migliori.

Secondo me è meglio fare intanto il plastico in analogico se si ha questa possibilità, anche in termini di finanze, e poi dedicarsi al DCC.
La strada è quella di rendere accessibile economicamente il fermodellismo anche a chi ha poche finanze...altrimenti è inutile lamentarsi se le locomotive costano 250 euro quando le centraline DCC "serie" viaggiano da quelle cifre in su.


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MessaggioInviato: lunedì 9 febbraio 2009, 9:20 
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snajper ha scritto:
Un po' sì (una linea ex SV, la Udine-Cividale, è quasi "di casa mia"). Per vedere se davvero si può, dovrei prima averne uno in mano.


I carri della SV di primo novecento pare fossero su modello inglese. Ho trovato alcuni riferimenti, anche di altre tratte della ex SV.

Dal sito photorail:

Immagine

per cui i Peco dovrebbero andare bene, se ragioniamo in scala N senza essere eccessivamente esigenti.


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electrofrog ha scritto:
snajper ha scritto:
Un po' sì (una linea ex SV, la Udine-Cividale, è quasi "di casa mia"). Per vedere se davvero si può, dovrei prima averne uno in mano.


I carri della SV di primo novecento pare fossero su modello inglese. Ho trovato alcuni riferimenti, anche di altre tratte della ex SV.

Dal sito photorail:

Immagine

per cui i Peco dovrebbero andare bene, se ragioniamo in scala N senza essere eccessivamente esigenti.

Ca...volo, il telaio è esatto!

electrofrog ha scritto:
L'uso del DCC è utile proprio perchè, come nella realtà, se il macchinista sbaglia i segnali possono avvenire incidenti :twisted: idem per le altre figure di controllo del traffico. In questo caso l'essere in molti a giocare su un plastico rende ancora più interessante l'esperienza in quanto occorre sempre essere concentrati nella sessione operativa.

Il problema è che il DCC costa ancora molto e quindi per piccoli impianti (che sono tipici delle nostre realtà di modellisti italici) occorre valutare bene se è il caso o se rimandare a tempi migliori.

Secondo me è meglio fare intanto il plastico in analogico se si ha questa possibilità, anche in termini di finanze, e poi dedicarsi al DCC.
La strada è quella di rendere accessibile economicamente il fermodellismo anche a chi ha poche finanze...altrimenti è inutile lamentarsi se le locomotive costano 250 euro quando le centraline DCC "serie" viaggiano da quelle cifre in su.

Al DCC avevo pensato (centrale "autocostruibile", essendo sperimentatore elettronico da decenni), ma ho delle locomotive davvero "minime" in cui il decoder starebbe solo con autentiche acrobazie meccaniche o peggio (leggi: fresature).


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 Oggetto del messaggio: marklin non è fallita
MessaggioInviato: martedì 10 febbraio 2009, 20:29 
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Iscritto il: giovedì 5 febbraio 2009, 22:40
Messaggi: 10
In primo luogo un saluto a tutti in quanto scrivo per la prima volta sul forum che seguivo tempo fà. Volevo solo far notare che gli stessi discorsi li ho letti qualche anno fà con le stesse opinoni solo che il soggetto era Rivarossi. A quanto pare le cose coninuano a non cambiare. Purtroppo nessuno ha la stoffa di cambiare bandiera, appunto neanche con la crisi sul collo. Fatto è che comunque mantenere lo stesso tenore e prezzi taglia ulteriormente il mercato. Se finalmente si decidesse di semplificare tutto, di non inseguire allo spasimo la perfezione, ma di lasciare spazio all'inventiva un pò come in altri settori dove aggiuntivi e elaborazioni sono lasciate ad altre ditte e i costruttori forniscono un modello base da arricchire, e magari con decoder programmabile, previo upgrade da siti specializzati, magari con l'aiuto di programmatori in cerca di lavoro, questo sarebbe aprire alle nuove leve, rendere abbordabile e costruttivo e ridare ossigeno. Ma pare che dagli errori non si impara.


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MessaggioInviato: martedì 10 febbraio 2009, 20:45 
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Iscritto il: giovedì 12 gennaio 2006, 8:53
Messaggi: 6250
Località: Bruschi
caro andsaldo breda...sfondi una porta aperta , ma il nostro mercato non è quello USA, ma nemmeno quello francese...purtroppo , in questi anni nemmeno il nostro modo di intendere il fermodellismo si è evoluto , quindi i discorsi rimangono tali e i produttori si mantengono sugfli stessi standard, con conseguenze che tutti conosciamo.
saluti


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