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La domanda "su quale tipo di pietrisco conviene usare nell'ambientazione di una linea ferroviaria in epoca II dell'Italia centrale lascia veramente perplessi. Così come alcune delle risposte date. Senza prescindere, ancora una volta, dalla riflessione sulle ragioni che non consigliano i modellisti a documentarsi sulle pubblicazioni che, guarda caso, hanno trattato l'argomento a più riprese, sono significative le risposte buttate lì da alcuni. Il tipo di massicciata messo in opera varia, non tanto a seconda dell'epoca e della località geografica, ma a seconda dell'importanza della linea e dei mezzi destinati a percorrerla. Ai primordi delle prime costruzioni, si assisteva anche alla messa in opera di pietrisco di fiume, ma fu subito chiaro come quello proveniente dalla pezzatura di cava (detta 4/7 dalle dimensioni diametrali medie espresse in cm) offrisse maggiori garanzie meccaniche. Anche in alcune linee destinate a diventare importanti dell'Italia centrale e meridionale, l'esasperata economia che ne aveva dettato la realizzazione a cura delle imprese private concessionarie, in talune occasioni ne aveva fatto addirittura omettere la posa o, in altri, limitarla al minimo indispensabile. Quando fu chiaro che, in una tale situazione, la maggiore massa dei convogli e la loro velocità avrebbero potuto compromettere la sicurezza si optò decisamente per il pietrisco di cava con uno spessore che, sotto le traverse, non doveva scendere sotto i 15-20 cm. Per ragioni logistiche ed economiche, si preferiva ricorrere a coltivazioni in località prossime ai cantieri ma senza mai perdere di vista la primaria necessità di garantire una buona qualità anche per quanto riguarda il veloce allontanamento dell'acqua. L'Italia centrale gode prevalentemente di cave di calcari e arenarie che hanno "vestito" le linee nei territori interessati. Nella cosiddetta epoca II, potevano trovarsi linee di nuova costruzione, linee ancora armate con materiale ottocentesco e linee adeguatamente rinnovate, con ricarico del ballast con materiale proveniente da località anche diverse e lontane. Se la decisione di rinnovare adeguatamente l'armamento fu preso poco dopo la cosiddetta nazionalizzazione, quando nel 1907 fu ideata la nuova rotaia pesante del peso di circa 46 kg/m per le nuove realizzazioni, fu programmato anche l'ammodernamento dell'intera rete principale che, per ragioni contingenti, si trascino fino agli anni Trenta e, in taluni casi, al secondo dopoguerra! In questo quadro, se la riproduzione modellistica si riferisce ad una linea principale, dagli anni Venti si può pensare già ad un armento curato e omogeneo (si badi bene che per linea principale alludo, ad esempio, alla Porrettana, alla Faentina, alla Pontremolese, alla L'Aquila-Sulmona, alla Roma-Ancona, alla Napoli-Foggia, e non anche alle longitudinali costiere). Non si deimentichi, poi, che il colore del pietrisco non è dettato dolo dal tipo, ma anche dai convogli che transito sulla linea e dalle condizioni meteo-climatiche dove viene ad operare: più convogli circolanti equivalgono a più aprticelle ferrosse che, per ragioni diverse, sono lasciate in sede con successiva loro ossidazion (senza contar ei residui dei forni delle locomotive a vapore); minori convogli e/o più leggere insieme a zone sottoposte a piogge frequenti comportano un miglior dilavamento della massicciata. In ultimo nella scelta del materiale in scala, ricordatevi sempre delle dimensioni dei singoli elementi: alcune foto postate dimostrano esattamente il contrario: immaginate che un uomo in scala 1/87 prenda una delle pietre che si vedono tra le traverse di binari delle foto.....
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