antogar ha scritto:
... e oggi è anche Santo Stefano... Auguri!
Grazie !!!
Miura ha scritto:
... una centralina, decoder e pochi semplici comandi per le circa 10 funzioni che + o - si possono regolare, questo deve essere il digitale.
Beh, questo è UN aspetto del digitale. Chi vuole lo può usare così anche per tutta la vita.
Con l' amico Piero (che non scrive nei forum) abbiamo restaurato un plastico punto a punto. Tre decoders R8249 Hornby e la semplice centralina R8213P Hornby, et voilà, con meno di 100 Euro, abbiamo la possibilità di fare gli stessi movimenti del vero. Senza dover fare neanche un sezionamento ! Due Gr835 ed una Sogliola animano quel plastico in modo naturale.
Per un impianto che al vero non aveva nè automatismi, nè segnalamento, è una soluzione alla portata di tutti. E dà molte soddisfazioni.
Il manuale di questa centralina, poi, è una sorta di DccForDummies. Elenca le cose che può fare e spiega come fargliele fare.
Già questo è il primo punto del DCC. Chi non legge, non ottiene ! Solitamente ed istintivamente siamo abituati a fare come crediamo o come ci pare logico. Solitamente non abbiamo bisogno di acquisire informazioni. Coi sistemi digitali, invece, occorre un diverso approccio. Occorre leggere per sapere cosa e come può fare.
Però ...
Se esistesse un manuale che spiegasse tutto del digitale e del DCC .. non lo vorrebbe nessuno. Sarebbe infatti un librone talmente grosso da scoraggiarne la lettura.
Inoltre sarebbe assai difficile studiare il digitale senza avere sottomano la possibilità di provare ciò che si stà imparando.
Nei films di un tempo la digitale era un veleno usato da insospettabili assassini. Si sà anche che certi veleni, presi in piccole dosi, non solo non uccidono, ma vaccinano contro dosi elevate dei veleni stessi.
Bene, facendo tesoro di questo, il digitale ed il DCC possono esere presi a piccole dosi alla volta, per poi trovarsi a masticarne dell' argomento, quanto necessario per le nostre necessità. Un esempio che ho visto, è la loco da manovra che và a prelevare la titolare da in testa al treno (plastico di ANDREA CAVALLI).
Quindi, si può partire con poco. Come nell' esempio sopra. Si prende dimestichezza con le operazioni basilari e già ci si diverte a fare cose realistiche.
A quel punto si può fare un salto in più, mirando sempre a ciò che serve alle proprie necessità.
Ma un sistema come il DCC di cose ne può fare tante. Quindi non si deve partire col chiedersi cosa può fare il DCC. Occorre, al contrario, chiedersi cosa vorremmo noi. E poi andare a vedere come il DCC può realizzare ciò che desideriamo.
Ma nasce subito il dilemma : non so esattamente cosa poter volere, ma sò che il DCC molto probabilmente lo può fare. Come faccio a capire, fra ciò che potrei volere, cosa il DCC mi può realizzare ?
Quì è l' arcano. Se avrò sempre e solo un treno sul mio plastico, allora il DCC sarà adottabile da subito, senza difficoltà, ma non mi potrà dar molto di più di ciò che ho. Luci comandate, suono, oppure, con le locomotive ESU, una serie di effetti sulla locomotiva. Ma sempre, appunto, sulla locomotiva.
Dove il DCC ha una marcia in più, è negli impianti con una certa complessità, o con zone a circolazione automatica. In questi casi consente di risparmiare tempo e denaro per la progettazione e la costruzione di automatismi. Ed in caso di modifiche richiede limitati interventi
Quindi, credo che "dopo un annetto di digitale", una volta arrivati al sound più prestazionale, dopo aver messo in campo sganciamenti, doppie trazioni e piccoli automatismi, il limite sia costituito dall' impianto.
Se non avrò predisposto alcun sezionamento, non potrò avere movimenti in automatico. Potrò far circolare più treni, solo se le dimensioni e il piano binari dell' impianto lo consentiranno.
Alla fine "dopo un annetto di digitale" significa forse che è venuto il momento di porre l' attenzione sul proprio plastico, dal quale vogliamo di più. Poi il digitale ci aiuterà. Ma quì si entra in un altro campo.
Stefano Minghetti